Morikiki ( 森聞き, Mountains, Students and Sages)

Di 28 Novembre 2012

C'è un brusio sommesso, un allontanamento dal centro, un prendere strade non battute che prova a rinfrescare il cinema contemporaneo, o meglio, la produzione visiva giapponese.

morikikiMorikiki ( 森聞き, Mountains, Students and Sages). Regia e editing: Shibata Shōhei; fotografia: Nagura Kōichi; animazione: Ikeda Saki; musica: Rajaton; suono: Suzuki Toshiyuki; sound mixer: Kadokura Toru;produttori: Oganeku Yoshimi, Koizumi Shukichi; traduzione inglese e sottotitoli: Jeffrey Irish; durata: 125'; uscita: 23 aprile 2011.

Link: Sito ufficiale (inglese) - Sito ufficiale (giapponese, più ampio della versione in inglese)

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C'è un brusio sommesso, un allontanamento dal centro, un prendere strade non battute che prova a rinfrescare il cinema contemporaneo, o meglio, la produzione visiva giapponese. Il documentario, è di questo genere che stiamo parlando, nella sua infinita varietà e qualità, alta o bassa che sia, forma una sorta di sfondo bianco su cui si accampa la produzione cinematografica "comune". È una specie di negativo, un contrasto che ha il pregio di indicarci altre potenzialità dell'immagine, un'anti-artisticità; stiamo infatti parlando di documentari con pochissime o zero velleità autoriali, prossimi ai video girati dalle telecamere a circuito chiuso e a quelli amatoriali che riposano ormai negli armadi di quasi ogni famiglia.

Capita spesso che alcuni dei pochi teatri indipendenti giapponesi rimasti sul territorio, inseriscano, specialmente nel programma mattutino, dei documentari che solitamente affrontano dei temi abbastanza importanti e pregnanti per l`attualità. Dopo aver visto un paio di mesi fa Shōji to Takao, è stata due settimane or sono la volta di Morikiki, un lavoro diretto da Shibata Shōhei (già autore dell`interessante Himeyuri) e che potremmo collocare a metà tra il tipico programma educativo dell'NHK rivolto ai più giovani e quello più impegnato sul versante sociale ed ambientale, con la (ri)scoperta del rapporto antico tra uomo e bosco. Lo sguardo della videocamera segue alternativamente dei giovani ragazzi che in diverse zone dell`arcipelago incontrano altrettanti "saggi", persone che cioè hanno fatto del loro rapporto, quasi sciamanico, con il bosco e le piante una ragione di vita. Un'iniziativa nata da una onlus nel 2002 che porta ogni anno 100 studenti di scuola superiore ad incontrare la vita della montagna ed i suoi abitanti. Conosciamo così dapprima una vecchia signora che pianta e coltiva il grano saraceno su ripidi pendii di montagna e che introduce la giovane studentessa ai cicli naturali e agresti bruciando il campo per fertilizzare il terreno. Poi, un anziano boscaiolo che racconta al ragazzo, insicuro sul suo futuro, le avventure e l'asprezza della vita di 70 anni prima, il rispetto per l'albero che si taglia, o ancora il guardiaboschi che, solitario, si cura degli alberi e deve per forza vivere isolato, in una lotta con sé stesso, la sua volontà e la sua solitudine. 
Insomma questo documentario, scarno, essenziale, quasi educazionale nel senso migliore del termine, senza cioè essere didascalico, ci mostra come le montagne e i boschi che coprono quasi il 70% del territorio giapponese, non possono essere trascurate. C'è ancora molto che gli alberi e la solitudine di queste persone possono trasmettere alle giovani generazioni, a maggior ragione in questo momento storico che le vede plasmate e quasi invase dall`insicurezza e dalla sfiducia nel futuro. Questo insegnamento non è un banale ritorno alla natura , che poi in giapponese è un termine con valenze diverse dalle nostre, la tecnologia è ben presente con motoseghe e falciatrici varie, ma piuttosto la necessità di confrontarsi con una sapienza diversa da quella dominante. Non a caso la parte  che più colpisce e su cui più si sofferma il regista è quella dell'anziana signora che svela una conoscenza quasi sciamanica verso le piante della montagna. Un diverso e antico sapere, accompagnato, cosa forse ancora più importante, da un senso del tempo anch'esso diverso ed estraneo a quello dei giovani ragazzi protagonisti dell'esperimento. Visti anche i tragici fatti che recentemente hanno colpito il Giappone, questo lavoro ha il pregio di liberarci parzialmente dal giogo del presente e di immetterci in un respiro e in una visione più ampi sia temporalmente che spazialmente. In questo modo il tema, il confronto con ciò che sta di solito ai margini, si aggancia alla perfezione con il ruolo che, con apparente semplicità e anti-spettacolarità, il genere del documentario involontariamente va a ricoprire nella cinematografia nipponica contemporanea. [Matteo Boscarol]

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