Japanese Movies at Berlin Film Festival 2016

Di 10 Febbraio 2016
Si apre domani la Berlinale, il primo grande festival della stagione. Il filo che lega il cinema nipponico all'evento tedesco è storicamente abbastanza importante.
Ricordiamo, almeno relativamente alle edizioni recenti, il legame e la presenza dei film di Yamada Yōji (nel 2014 Kuroki Haru vinse il meritato premio come miglior interpretazione femminile in The Little House) o ancora, i film di Wakamatsu Kōji degli anni duemila che proprio Berlino, assieme a Torino, contribuì a riportare alla ribalta internazionale.
Questa edizione spicca invece per la scarsità di film giapponesi contemporanei. Fra di essi, l'ultimo lavoro di Kurosawa Kiyoshi, Creepy (2016), un lavoro con cui il regista sembra esser ritornato, ma probabilmente non se ne era mai allontanato, alle atmosfere di suspence ed orrore che lo resero famoso una ventina di anni fa. Ecco i titoli:

Creepy (id. 2016), di Kurosawa Kiyoshi
A road (Aru Michi, 2015), di Sugimoto Daichi
Hee (id., 2016), di Momoi Kaori
While the women are spleeping (id., 2016), di Wayne Wang (regista di Hong Kong per un film tutto giapponese)

La presenza del Giappone è quest'anno più forte nelle sezioni che guardano al passato, dove, oltre all'edizione restaurata di Bakushū (Il tempo del raccolto del grano, 1951) di Ozu, vi sarà la retrospettiva "Hachimiri Madness – Japanese Indies from the Punk Years", una serie di lavori originariamente realizzati in 8mm ed ora trasferiti in digitale, opere realizzate fra il 1977 ed il 1990. Una sorta di nuova ondata artistica ed espressiva che ebbe luogo anche, se non soprattutto, grazie all'avanzamento tecnologico, videocamere in 8mm disponibili a prezzi ridotti che rivoluzionarono la poetica ed il modo di creare e fruire il "cinema". Parallelamente ma espressione dello stesso movimento, nel 1977 nasceva a Tokyo il Pia Film Festival, evento che continua tutt'oggi e manifestazione dove ampio spazio veniva e viene dato ai jishu eiga, i film autoprodotti e girati, al tempo, in 8mm e che ha funzionato da catalizzatore, vetrina e rampa di lancio per molti autori giapponesi che nei decenni successivi sarebbero diventati degli habitué nel circuito festivaliero internazionale.
A metà strada fra sperimentazione, home-movie e poemi giovanilisti, questa retro presenterà una piccolissima fetta di un' incredibile massa di lavori che, influenzata anche dall'estetica "cheap" e ribelle del punk, si è riversata ed ha aggredito il pubblico giapponese dalla fine degli anni settanta in poi. Autori quali Tsukamoto Shin'ya, Sono Sion e Ishii Gakuryū (ex Sōgo) probabilmente non sarebbero diventali ciò che oggi sono senza gli 8mm degli inizi. I lavori presentati a Berlino sono molto diversi tra loro e coprono un lasso di tempo molto vasto, 13 anni e due decenni. Molti di essi sono conosciuti, altri molto meno, anche dalle persone più familiari col cinema nipponico. Chissà che questa retrospettiva non diventi itinerante e possa essere portata anche in altri paesi. Comunque sia, ecco la lista:

Isolation of 1/880000 (1/880000の孤独, 1977) di Ishii Sōgo (ora Ishii Gakuryū)
Le avventure del ragazzo del palo elettrico  (電柱小僧の冒険, 1987-88) di Tsukamoto Shin'ya
1980 è Saint Terrorism (聖テロリズム, 1980) di Yamamoto Masashi
I am Sion Sono (俺は園子温だ!, 1984) di Sono Sion
A Man's Flower's Road  (男の花道, 1986) di Sono Sion
Tokyo Cabbageman K (東京白菜関K者, 1980) di Ogata Akira
UNK (id., 1979) di Tezka Macoto
High School Terror (id., 1979) di Tezka Macoto
Hanasareru Gang (はなされるGANG, 1984) di Suwa Nobuhiro
Happiness Avenue (愛の街角2丁目3番地, 1986) di Hirano Katsuyuki
The Rain Woman (雨女, 1990) di Yaguchi Shinobu

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