Considerazioni sul Japan Academy Prize n. 39 (Some thoughts on Japan Academy Prize n. 39)

Di 11 Marzo 2016

Si è svolta la scorsa settimana la cerimonia del Japan Academy Prize numero 39.

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Ogni anno da quasi quattro decenni il Japan Academy Prize consegna i premi d'eccellenza del cinema giapponese dell'anno precedente. Premi che, detto molto sinceramente, lasciano il tempo che trovano in quanto di solito sono molto mainstream e vanno molto sul sicuro, senza cioè rischiare nulla e in più con l'ombra malevola delle onnipresenti talent agency ad oscurare l'ambiente, ma del resto oramai sono queste parte integrante del mondo cinematografico nipponico che piaccia o meno (e a noi non piace affatto). Sia come sia, come tutte le manifestazioni di questo tipo anche il Japan Academy Prize ha molti moltivi di interesse e i film e le interpretazioni premiate quest'anno non sono poi da buttare via, anzi.
L'evento è stato trasmesso in differita in televisione, un programma francamente insostenibile per fiacchezza, ritmo e un inutile soffermarsi sui protégé di dette talent agency. Stiamo parlando purtroppo di un pubblico televisivo che nel suo complesso, senza fare di tutta un’erba un fascio naturalmente, è formato da un audience costruito proprio sull'interesse e sul fandom verso i vari tarento di turno.

Ad imporsi come uno dei lavori più amati dalla giuria è stato Our Little Sister (Umimachi diary) di Kore'eda Hirokazu che ha vinto come miglior film, miglior regia, miglior fotografia (Takimoto Mikiya) e migliore illuminazione (Fujii Norikiyo). Un plauso a Kore'eda quindi, uno dei pochi registi contemporanei giapponesi che riesca a mettere insieme qualità e popolarità senza per forza scendere troppo a compromessi.
Altro premio strameritato quello portato a casa da Andō Sakura per la sua intensa interpretazione in 100 Yen Love (Hyakuen no koi), un film che si regge tutto sulla sua incredibile performance. Senza di essa  sarebbe stato solo un altro indie giapponese, gradevole e vivace certo, ma che nulla avrebbe aggiunto al cinema nipponico contemporaneo. Proprio per questo motivo non penso che il premio alla miglior sceneggiatura dato ad Adachi Shin per questo film sia fra i più meritati, 100 Yen Love  funziona alla grande nonostante e non grazie alla sceneggiatura, di buon livello certo, ma non fuori dal comune.
Sul versante dei premi meritati va segnalato anche quello dato a Kuroki Haru come attrice non protagonista per la sua interpretazione in Nagasaki: Memories of My Son (Haha to kuraseba) di Yamada Yōji, un film fotografato molto bene, con una bella storia ma che dissipa quasi tutto in un finale al limite del ridicolo, ne riparleremo in una futura recensione. Kuroki aveva giustamente vinto un Orso d'oro a Berlino nel 2014 per la sua performance in The Little House (Chiisai ouchi) ancora di Yamada, un'interpretazione per tono e personaggio rappresentato abbastanza simile a quella vista in Nagasaki: Memories of My Son. Per lo stesso film è stato premiato come miglior attore protagonista, e qui cominciano i dolori, Ninomiya Kazunari. Al di là del fatto che è uno dei membri del gruppo Arashi - onnipresenti in televisione e al cinema, se un film vuole avere un successo garantito basta che uno della band abbia una parte in esso - la prestazione di Ninomiya è passabile, ma non certo la migliore vista nel 2015. Ma il cappio al collo rappresentato dalle talent agency di cui si scriveva sopra e specialmente la Johnny & Associates - lo scorso anno lo stesso premio andò a Okada Junichi sempre della stessa agenzia per The Eternal Zero (Eien no Zero) - è così stretto che c’è poco da fare, ma il discorso è talmente ampio e così connaturato al cinema contemporaneo giapponese che non basterebbe un libro per sviscerare il problema.
Un'altro premio a mio modo di vedere meritato è quello al miglior lungometraggio animato che è andato a The Boy and the Beast (Bakemono no ko) di Hosoda Mamoru, ma anche qui si è giocato facile con uno degli autori, che al di là del merito indiscusso, è sempre di più spinto come il dopo-Miyazaki.
Nel complesso tutti i premi, quasi tutti in verità, sono condivisibili, ma il problema è che si muovono un po' troppo su un terreno facile e sicuro, su binari cioè del già visto e sentito, premiando produzioni di un certo tipo e di un certo peso (100 Yen Love  è un eccezione). Solo per fare alcuni nomi che sono apparsi anche in alcuni commenti in rete, mancano ad esempio opere quali Fires on the Plain (Nobi) di Tsukamoto Shin'ya o Being Good (Kimi wa ii ko) di Oh Mipo solo per nominare due tipi diversi di fare cinema.

Ecco comunque la lista dei premiati:

Film: Our Little Sister (Umimachi diary) di Kore'eda Hirokazu
Lungometraggio animato: The Boy and the Beast (Bakemono no ko) di Hosoda Mamoru
Regia: Kore'eda Hirokazu per Our Little Sister (Umimachi diary)
Attore protagonista: Ninomiya Kazunari per Nagasaki: Memories of my Son (Haha to kuraseba) 
Attrice protagonista: Andō Sakura per 100 Yen Love (Hyakuen no koi)
Attore non protagonista: Motoki Masahiro per The Emperor in August (Nihon no ichiban nagai hi)
Attrice non protagonista: Kuroki Haru per Nagasaki: Memories of my Son (Haha to kuraseba)
Sceneggiatura: Adachi Shin per 100 Yen Love  (Hyakuen no koi)
Fotografia: Takimoto Mikiya per Our Little Sister (Umimachi diary)
Illuminazione: Fujii Norikiyo per Our Little Sister (Umimachi diary)
Musica: Sakanaction per Bakuman (Bakuman)
Direzione artistica: Hanatani Hidefumi per 125 Years Memory (Kainan 1890)
Suono: Nobuhiko Shoin per 125 Years Memory (Kainan 1890)
Montaggio: Ozeki Yasuyuki per Bakuman (Bakuman)

[Matteo Boscarol]

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