Kanzen naru shiiku: maido, for you (完全なる飼育~メイド、for you - The Perfect Education 7: Maid, For You)

Regia di Fukasaku Kenta Di 28 Aprile 2011

C’è un po’ di tutto in questo film di Fukasaku Kenta: amore, sesso, dramma, violenza, accenni a temi quotidiani come la crisi economica e la difficoltà di trovare lavoro.

Kanzen naru shiiku: maido, for you (完全なる飼育~メイド、for you  - The Perfect Education 7: Maid, For You). Regia: Fukasaku Kenta; soggetto: dal romanzo di Matsuda Michiko; sceneggiatura: Zushi Kensuke;interpreti: Oami Ayano, Maeda Ken, Nishimura Masahiko, Hisano Masahiro, Kurokawa Mei, Takenaka Naoto; durata: 100'; prima: 30 gennaio 2010.

PIA: Commenti: 4,5/5   All'uscita delle sale: 88/100

1-stella-mezzoThe perfect education maid for you

C’è un po’ di tutto in questo film di Fukasaku Kenta: amore, sesso, dramma, violenza, accenni a temi quotidiani come la crisi economica e la difficoltà di trovare lavoro. Il tutto  confezionato in un prodotto di genere che ruota attorno alle vicende di ragazze ed avventori di un meido kissa, uno di quei locali tipo coffee shop di Akihabara (quartiere di Tokyo) nei quali giovanissime in tenuta da cameriere sexy intrattengono i clienti. 

The Perfect Education 7 – Maid For You, lo indica chiaramente anche il titolo, arriva dopo sei precedenti opere sullo stesso tema: l’”educazione” di una donna, rapita e segregata, fino a farla diventare perfetto accessorio votato alla soddisfazione maschile. Il numero 5, del 2004, venne diretto da Kobayashi Masahiro e il numero 6, sempre del 2004, da Wakamatsu Kōji .
Fukasaku Kenta, figlio di Fukasaku Kinji insieme al quale aveva diretto Battle Royale II: Requiem (2003) e autore del recente Kuronezumi, approfitta del tema per infarcire il suo film di spunti diversi e per dare all’opera un tocco personale.
La prima parte è abbastanza deludente, inno ai programmi televisivi più beceri punteggiati dagli ammiccamenti di lolite sceme e dagli sguardi imbambolati degli avventori/partecipanti. Per giunta sottolineata da una colonna sonora composta da fastidiosi violini. Si avverte un cambio di registro quando il protagonista, Kabashima, decide di rapire Ichigo, la ragazza soprannominata Strawberry, e di segregarla nel camerino del manga store dove lavora. Da quel momento la luce scolpisce le figure nello spazio angusto e le fa emergere dal buio, mentre la macchina da presa si stringe sui corpi e sui volti (alcune scene sono in 3D).
Lui è un timido imbranato infatuato della ragazza (perché era l’unica che nel locale lo guardava negli occhi), tenta di violentarla, poi cambia idea. A quel punto però il rapporto carceriere/prigioniera si perfeziona: Strawberry non cerca più di fuggire, anzi, si autosegrega nello stanzino e tra i due sembra nascere un sentimento e certamente nasce un’intensa attrazione sessuale. Il ragazzo si ritira in un altro stanzino, dal quale la osserva tramite un monitor, oppure le parla dal corridoio, senza entrare nello spazio dove si trova lei; si alternano scene si sesso e scene romantiche ambientate su terrazzi a picco sugli edifici della città o in scantinati illuminati da candele. Kabashima affronterà anche un rivale in amore dall’aria piuttosto idiota, aggredendolo con violenza, il che costerà alla coppia una fuga rocambolesca dalla polizia, fino ad un finale assurdo quanto fiabesco.
Il regista dissemina accenni, si diceva, alla crisi economica per esempio (uno degli avventori del manga store, bloccato mentre ruba nel negozio, confessa che a causa della recessione è stato costretto a cessare la propria attività a si è ridotto a leggere manga) e anche qualche spunto horror, a ricordarci la predilezione del regista per il genere. Ricorderei, in negativo, la scena “goliardica” del rivale grassoccio che se ne va in giro con un coltello conficcato nella schiena; per contro ho trovato coinvolgenti i dettagli, i primissimi piani dei due, di lei soprattutto.
Il film non è certamente un capolavoro, ma propone un’interessante riflessione sullo sguardo (anche Kuronezumi terminava con un lungo sguardo ambiguo della protagonista, che poteva dare adito a interpretazioni diverse): il motore che dà avvio alla storia è lo sguardo di Strawberry, “diretto” a catturare quello del ragazzo; nell’evoluzione della storia lo stesso sguardo si trasformerà prima in uno sguardo “mediato” dal monitor ed infine addirittura “negato/evitato” quando lui le parlerà rimanendo dietro ad una porta chiusa. Una progressione inversa a quella del crescente rapporto intimo e fisico tra i due. [Claudia Bertolè]

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