Hisshiken torisashi (必死剣鳥刺し, Sword of Desperation)

Regia di Hirayama Hideyuki Di 11 Maggio 2011

Nel cortile del castello di un signore feudale si rappresenta “Sesshōseki”, uno spettacolo di nō che ha come soggetto il demonio trasformato in una bella donna che seduce l’imperatore per rovinare il paese.

Hisshiken torisashi (必死剣鳥刺し, Sword of Desperation). Regia: Hirayama Hideyuki; soggetto: da un racconto di Fujisawa Shōhei; sceneggiatura: Itō Hidehiro, Era Itaru; interpreti: Toyokawa Etsushi, Ikewaki Chizuru, Kishibe Ittoku, Murakami Jun, Kohinata Fumiyo, Seki Megumi, Toda Naho, Kikkawa Kōji; durata: 114'; prima: 10 luglio 2010.

Link: Sito ufficiale - Simon Foster (SBS Film)
PIA: Commenti: 3,5/5   All'uscita delle sale: 68/100

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Sword of desperationNel cortile del castello di un signore feudale si rappresenta “Sesshōseki”, uno spettacolo di nō che ha come soggetto il demonio trasformato in una bella donna che seduce l’imperatore per rovinare il paese. Terminata la rappresentazione, c’è un momento di sospensione: i vassalli attendono che il signore applauda per seguirlo nell’applauso ma prima di lui inizia a battere le mani una bella donna che gli siede vicino. Perplessità generale: di solito le donne non applaudono mai prima del signore. Ma questi, dopo un istante, si unisce nell’applauso e allora anche tutti i vassalli applaudono. Un funzionario minore, seduto lateralmente, guarda severamente la scena.

In questo inizio folgorante, senza parole, c’è già tutta la storia e la logica del film. Dalla scena sopraccitata si deducono infatti i seguenti punti. La donna ha un grande potere. Una donna di corte dell’epoca, moglie ufficiale o concubina, non avrebbe applaudito prima del marito. Questa, invece, ritiene di poter infrangere impunemente l’etichetta. Il suo potere, scopriremo pian piano, deriva dal fatto che il signore ne è succube, sessualmente e psicologicamente, è un fantoccio in mano sua e degli alti funzionari che lo circondano.
Finito lo spettacolo, il signore e la donna, che si rivelerà essere la sua concubina, si ritirano ma mentre passano, Kanemi, il funzionario che sedeva in disparte, si avvicina rapido e, scusandosi, la pugnala a morte. Perché lo ha fatto? Nessuno lo capisce. Piano piano si comprende che lo ha fatto per salvare la casata dal degrado dovuto alla mollezza del suo signore che lascia che la donna sperperi le risorse della signoria, soffocando nel sangue le proteste dei contadini ingiustamente vessati. Il senso di identificazione nella casata è tale che Kanemi non esita a morire, perché la morte è l'ovvia punizione per aver ucciso la donna, per il bene del gruppo cui appartiene. In questa scelta non c'è solo un forte senso di altruismo ma anche una componente personale. Kanemi, infatti, da quando ha perso la moglie per una malattia mortale, non ha più nulla che lo leghi a questo mondo, anzi la morte per una buona causa, se esiste un aldilà, è un modo per riunirsi con la donna che amava.
Inspiegabilmente, viene però condannato a una pena molto lieve, un anno di rigidi arresti domiciliari, e poi addirittura reintegrato in servizio con un incarico ancora più importante: sarà addirittura il capo delle guardie personali del signore. Egli, infatti, è noto come un abile spadaccino, noto per possedere un magistrale colpo segreto, chiamato appunto “Hisshiken torisashi” (si potrebbe tradurre liberamente come “il colpo dell’uccellatore in punta di morte”).
Dopo qualche tempo, un cugino che già in passato aveva avuto un violento diverbio con il signore e la concubina proprio a causa della dissennata gestione della signoria, torna a corte deciso a prendere il potere per salvare il casato dalla rovina e dall'estinzione. Nell'epoca Tokugawa, infatti, la manifesta incapacità di governare, e le rivolte contadine che erano viste come l'espressione di tale incapacità, offrivano l'occasione al potere centrale per cancellare l'esistenza stessa della signoria, con la conseguenza che il casato veniva sciolto e i samurai perdevano il loro status e diventavano dei ronin. 
Il signore, terrorizzato, scappa nel fondo dei suoi appartamenti e lascia a Kanemi il compito di fermare il nemico. Il duello tra i due è spettacolare per l’assenza dello stile di danza tipico dei film d’azione in costume e per l’estrema cura dei più piccoli dettagli. Anziché urla e salti mortali, qua sono i polsi che tolgono la sicura alla spada, le dita dei piedi che artigliano il pavimento, gli occhi che guatano il nemico, a trasmetterci tensione e sentimento. Dopo una lotta cruenta che lascia profonde ferite sui corpi di entrambi, Kanemi riesce a uccidere l’avversario. Quando sta per tirare un sospiro di sollievo, si vede circondato dalle guardie del signore cui viene ordinato di ucciderlo. Lentamente, capisce, e noi con lui, il disegno dell’intera vicenda: nelle intenzioni del signore e del suo più fido consigliere, lui era di fatto già stato condannato a morte fin dal momento dell’assassinio della concubina ma poiché poteva esere utile, come di fatto è stato, per neutralizzare una minaccia per il signore, è stato tenuto in vita. Ora che ha esaurito il suo compito può essere  eliminato.
Un film che rappresenta in maniera magistrale ruoli e comportamenti della vita sociale giapponese anche di oggi. Onore, fedeltà, lealtà, abnegazione sì, ma anche e soprattutto il fatto che i signori (i politici, i ministri, i presidenti delle grandi compagnie) sono solo dei simboli, spesso incapaci, viziati e capricciosi; chi governa realmente sono gli alti funzionari pubblici o i direttori delle imprese, che assecondano i difetti dei signori e regnano indisturbati. Quando c’è un problema (una donna, un caso di corruzione più grande del solito, una protesta dei gruppi sociali subalterni) che rischia di far saltare l’assetto del potere, politico o economico che sia, si spinge un funzionario minore a sacrificarsi assumendosi la colpa e, se occorre, a suicidarsi.
Hirayama, autore fra l'altro degli interessanti Turn (2000) e Shaberedomo, shaberedomo (2007),  ha in questo film un tocco ispirato. Arredi, edifici, abbigliamenti, colori delle stagioni, tutto è accordato e calibrato al servizio di una alternanza narrativa fra le scene in interni e le scene nel paesaggio naturale senza soluzione di continuità.
Il gruppo degli attori è diretto e si esprime a livelli decisamente superiori alla media. Toyokawa Etsushi è superlativo nella parte del samurai stoico e devoto. Murakami Jun, nel ruolo del lascivo signore, e Kishibe Ittoku come suo mellifluo e mefistofelico consigliere, non sono da meno. Peccato che la sensuale Toda Naho (la moglie morta) si veda poco; in compenso, Ikewaki Chizuru, nel ruolo della nipote che vive al suo servizio dopo la morte della moglie, esprime al meglio le sue delicate e notevoli capacità espressive. [Franco Picollo]

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