Yoi ga sametara, uchi ni kaerō (酔いがさめたら、うちに帰ろう, Wandering Home)

Regia di Higashi Yōichi Di 14 Febbraio 2011

L'alcolismo è un tema che indirettamente o meno viene spesso trattato nella settima arte (come non ricordare almeno I giorni del vino e delle rose e Via da Las Vegas o il recente Viyon no tsuma con Asano Tadanobu, lo stesso protagonista di questo film) molto spesso mitizzato, altre volte espressione di un disagio psicologico e interiore molto più ampio.

250px-Ill Come Home When Im Sober-p1Yoi ga sametara, uchi ni kaerō (酔いがさめたら、うちに帰ろう, Wandering Home) Regia e sceneggiatura: Higashi Yōichi; soggetto: dall'autobiografia di Kamoshida Yutaka; interpreti: Asano Tadanobu, Nagasaku Hiromi, Fujioka Yosuke, Mori Kurea, Saibara Rieko;  durata: 118'; prima: 4 dicembre 2010.

Link: Sito ufficiale - Mark Schilling (Japan Times) - Nicholas Vroman (a page of madness)
PIA: commenti: 3,5/5   all'uscita delle sale: 73/100

3-stelle-mezzo

L'alcolismo è un tema che indirettamente o meno viene spesso trattato nella settima arte (come non ricordare almeno I giorni del vino e delle rose e Via da Las Vegas o il recente Viyon no tsuma con Asano Tadanobu, lo stesso protagonista di questo film) molto spesso mitizzato, altre volte espressione di un disagio psicologico e interiore molto più ampio. E' in tal senso una novità questo film diretto da Higashi Yōichi , interpretato da un Asano Tadanobu finalmente ritornato ad alti livelli e da una davvero brava Nagasaku Hiromi, forse colei che fornisce l'interpretazione migliore.  Il film è l'adattamento dell'autobiografia scritta dal giornalista e fotografo di guerra Kamoshida Yutaka e vede il protagonista Tsukahara (Tadanobu) alle prese con la sua quotidianità assorbita dall'alcol e dai difficili rapporti con l'ormai ex-moglie e mangaka Yuki (Nagasaku Hiromi), con i due figli e la madre (KayamaYoshiko). Dopo l'ennesimo ricovero in ospedale a seguito di uno svenimento per coma etilico, viene convinto a trasferirsi in una clinica dove, cercando di disintossocarsi, incontrerà altre storie come la sua.

Il film è un piccolo gioiellino, forse un po' troppo lungo, ma che costituisce decisamente una ventata di freschezza nel panorama attuale perchè è un lavoro che affronta una storia ed un problema molto delicati con uno stile quasi documentario, una messa in scena semplice ed una fotografia dai colori pastellati, iniettando però momenti di lieve surrealtà e di stralunata comicità. L'ossessione di Tsukahara per il riso al curry che gli viene continuamente negato nella clinica in cui si trova è un piccolo tormentone che prosegue e diverte lungo tutto il film.  Higashi riesce in tal modo a creare una leggera atmosfera di sospensione, quasi di apnea, ma non per questo meno acuta e anche drammatica se vogliamo, e che nel bel finale, con tutta la famiglia davanti al mare, vira quasi al lirico. 
Va sottolineato come la riuscita del film sia dovuta anche alla bella prova recitativa offerta da tutti i protagonisti, Asano e Nagasaku in primis, ma anche a quella degli altri co-protagonisti, compresi i due bambini. Parte del merito di questo amalgama va sicuramente dato a Higashi ed alla sua troupe, sia per il casting sia per il lavoro svolto sul materiale umano a disposizione. Non e' il tipo di film giapponese che di solito passa per i lidi occidentali, troppo poco spettacolare e violento, troppo "normale"; speriamo pero' di venir smentiti, magari a partire dalle prossime manifestazioni cinematografiche di Francoforte o Udine. In  una di tali occasioni, sarebbe peraltro interessante vederlo insieme con un altro film uscito in questi giorni e cioè Mainichi kaasan (Kaasan Mom's Life ), di Kobayashi Shotarō, tratto dall'autobiografia di Saibara Rieko, cioè la moglie (reale) di Kamoshida Yutaka, il protagonista di questo film. Due autobiografie, due film, la stessa vicenda raccontata da punti di vista diversi. [Matteo Boscarol]

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