Hana no ato (花のあと, After the flowers)

Regia di Nakanishi Kenji Di 04 Dicembre 2010
Ai romanzi e racconti storici di Fujisawa Shuuhei il cinema deve molto. Basti dire che sono suoi i racconti alla base della trilogia neo-jidaigeki di Yamada Youji oppure del bellissimo Semishigure o ancora del recente Yamazakura. Anche Hana no ato è basato su un racconto di Fujisawa.

Hana no AtoHana no ato (花のあと, After the flowers), di Nakanishi Kenji, con Kitagawa Keiko, Miyao Shuntarou, Komoto Masahiro, Kunimura Jun, Giappone 2010.

PIA: critica 4/5 - pubblico 77/100

3-stelle

Ai romanzi e racconti storici di Fujisawa Shuuhei il cinema deve molto. Basti dire che sono suoi i racconti alla base della trilogia neo-jidaigeki di Yamada Youji oppure del bellissimo Semishigure o ancora del recente Yamazakura. Anche Hana no ato è basato su un racconto di Fujisawa.

Nel film c’è molta cura per la messa in scena e le immagini hanno giustamente un ruolo significativo. Paraventi, kimono, suppellettili, giardini, disposizione dei fiori: tutto è armonizzato e intonato alla perfezione. Lo stesso dicasi per le riprese in esterno: ciliegi in fiore, neve sulle montagne, acqua che scorre sono una gioia per gli occhi. È un Giappone un po’ da cartolina, quello di Nakanishi, ma è una gran bella cartolina.
La storia è quella della figlia di un alto funzionario provinciale molto brava nell’uso della spada, una qualità atipica per l’epoca. In una serrata sfida di esercitazione con un samurai di rango inferiore, i loro sguardi si incontrano e restano per un attimo agganciati. Basterà quel momento per amarlo in silenzio per tutta la vita, nella consapevolezza dell’impossibilità di sposarlo per differenza di rango. Quando lui verrà spinto al seppuku per un intrigo ordito dall’amante della moglie, lei lo vendicherà. Kitagawa Keiko, al suo primo ruolo importante nel cinema dopo il successo nel drama Buzzer beat, se la cava bene nell’impersonare la figlia di un samurai caratterizzata da fierezza e stoica sopportazione. La muta e ostinata forza d’animo che riesce a infondere nel suo personaggio – una forza peraltro da lei già manifestata in altri termini nel drama Hitsudan hostess – e la corrucciata bellezza virginale rivestita di stoffe raffinate, ne fanno figura credibilmente affascinante.
Unico neo è la scelta di Fujimura Shiho (71 anni) per la voce fuori campo: sgradevole e troppo veloce al punto di mangiarsi le parole. [FP]

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