Kakera (カケラ, A Piece of Our Life)

Regia di Andō Momoko Di 20 Novembre 2010

Tratto da un manga dell'autrice di successo Erika Sakurazawa, il film narra la storia di Haru, una studentessa universitaria insoddisfatta della sua relazione con un ragazzo che la tradisce e la tratta come un oggetto, dal quale ella è tuttavia incapace di separarsi.

KakeraKakera (カケラ, A Piece of Our Life), Regia e sceneggiatura: Andō Momoko; fotografia: Ishii Kōichi; scenografia: Takamura Yūji;montaggio: Masunaga Jun'ichi; musica: James Iha; interpeti: Mitsushima Hikari, Nakamura Eriko, Mitsuishi Ken, Nagaoka Tasuku, Katase Rino; produzione: Momoyama Sakura, Watanabe Keiko, Hashiguchi Kazunari; 107’; 3 Marzo 2010.

Link: Japan Times (Mark Schilling) - Japan Times (intervista) - Midnight Eye (intervista)
PIA: Commenti 3,5/5   All'uscita delle sale 71/100

2 stelle mezzo

Tratto da un manga dell'autrice di successo Erika Sakurazawa, il film narra la storia di Haru, una studentessa universitaria insoddisfatta della sua relazione con un ragazzo che la tradisce e la tratta come un oggetto, dal quale ella è tuttavia incapace di separarsi. Un giorno Haru viene avvicinata in un bar da Riko, una protesista dalla forte personalità che si dichiara attratta dalla titubante studentessa e la coinvolge in una complicata storia d'amore.

Al cinema come altrove, quello dell'omosessualità femminile ha assunto negli ultimi anni lo status di tema trendy per eccellenza: basti notare come, prima o poi, tutte le attuali dive del cinema finiscano per rilasciare dichiarazioni su una loro più o meno vaga attrazione per l'universo femminile, o si pieghino all'innocua "trasgressione" di una scena di bacio tra donne sugli schermi cinematografici. Il rischio in questi casi è sempre che la rappresentazione dell'amore saffico al cinema si riduca a uno specchietto per le allodole che asseconda unicamente l'immaginario erotico maschile, finendo per tradire e trasfigurare quella che in fondo dovrebbe essere una cosa prettamente femminile.
Dal canto suo, l'esordiente Andō Momoko (figlia del celebre attore e regista Ōkuda Eiji, in Italia conosciuto per il suo ruolo in Morte di un maestro del tè di Kumai Kei) evita consapevolmente la trappola attraverso un accurato quanto insistente uso dell'ellissi. Mettendo il freno a qualunque tentazione di spettacolarizzazione del tema e a qualunque convenzione erotica, la regista gioca di sottrazione confezionando una piccola opera dal sapore intimista che, pur risultando acerba in alcuni punti (soprattutto a livello di scrittura, a tratti sfilacciata e indecisa sul registro da tenere), si dimostra in grado di mantenere l'interesse anche dopo aver esaurito le premesse di base. Allo stesso modo, i personaggi che popolano il film risultano più credibili di quanto possano sembrare a una prima impressione: se infatti, inizialmente, la recitazione di Matsushima Hikari nel ruolo della protagonista Haru sembra indulgere troppo verso l'archetipo della ragazza kawaii (tanto carina e innocente quanto goffa e sbadata), nel corso del film attrice e regista riescono a donare al personaggio sfumature inaspettate, aumentandone la profondità e rendendolo, a seconda delle situazioni, fragile, egoista, frustrato e persino crudele.
Kakera ha il merito di non tradire nella drammatizzazione l'idea di attrazione che Riko ribadisce a chiare lettere nel corso del film (ovvero che non si ama un sesso, bensì una persona), e la sua autrice esplicita visivamente il concetto sottolineando abilmente i paralleli tra la relazione che la insicura Haru "subiva" con il suo ex (un ragazzo insensibile ed egocentrico) e quella che ella va instaurando con la determinata e possessiva Riko: emblematica in questo senso la scena doppia della piccola Haru che percorre un ponte tenuta a distanza da entrambi i partner (secondo un'antica ma non del tutto superata pratica coniugale giapponese). Ciò che emerge alla fine, più che uno scorcio su una relazione (e una relazione omosessuale in particolare), è il ritratto di una ragazza infelice e imperscrutabile che tenta a fatica di ritagliarsi un proprio spazio all'interno di storie d'amore che ella finisce per subire più per dipendenza e insicurezza che per propria volontà. Nel complesso, al di là di un paio di cadute di stile (in primis la bottiglia che si trasforma in una colomba), un esordio interessante. Musiche di James Iha, ex chitarrista degli Smashing Pumpkins. [GC]

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