Sekai good morning!! (世界グッドモーニング!!, Good Morning to the World!!)

Regia di Hirohara Satoru Di 09 Marzo 2011

Hirohara Satoru, 24 anni, appena laureato alla Musashino Art University, esordisce con questo film e subito si aggiudica il “Dragons & Tigers Award for Young Cinema” al Festival Internazionale di Vancouver del 2010, oltre che un premio speciale della giuria al Pia Film Festival di Tokyo.

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Sekai good morning!! (世界グッドモーニング!!, Good Morning to the World!!). Regia, soggetto, sceneggiatura, produzione: Hirohara Satoru; interpreti: Koizumi Yoichirō, Arai Miho; durata: 81'; 2010 - 61th Berlin International Film Festival

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Hirohara Satoru, 24 anni, appena laureato alla Musashino Art University, esordisce con questo film e subito si aggiudica il “Dragons & Tigers Award for Young Cinema” al Festival Internazionale di Vancouver del 2010, oltre che un premio speciale della giuria al Pia Film Festival di Tokyo.

Il suo film esplora il mondo dei sentimenti dell’adolescenza.E’ la storia di Yuta, un ragazzino di 16 anni che vive con la madre, sempre molto occupata, in un piccolo appartamento nei sobborghi di Tokyo. La sua è un’esistenza solitaria in un mondo che lui stesso crea, nella propria camera, dando agli oggetti nomi inventati dalla sua fantasia. Sulla strada verso la scuola, in un tunnel che deve percorrere, Yuta incontra spesso un barbone, al quale un giorno ruba la borsa. Il giorno dopo l’uomo viene trovato morto. E’ il momento della svolta: il ragazzo decide di partire alla ricerca della famiglia del defunto. E lo farà con ogni mezzo, cercando tracce tra le cose dell’uomo, iniziando un viaggio nell’esistenza di un'altra persona, che gli permetterà di aprirsi finalmente al mondo che lo circonda.
Si tratta di un’opera quasi amatoriale, a tratti fin troppo simbolica e didascalica, che indugia in un lento minimalismo narrativo e che difficilmente si può pensare verrà distribuita nei circuiti commerciali, ma che in ogni caso attrae per spunti e coraggio e fa ben sperare circa le promettenti doti del giovanissimo regista.
Yuta (che ha il viso ingenuo e stralunato di Koizumi Yoichirō), si muove in un mondo solitario pieno di oggetti accatastati alla rinfusa. La sua camera disordinata, o il ridottissimo spazio/cucina che condivide con la madre e con un’ispida pianta di cactus che ben lo rappresenta o, ancora, l’appartamento di una ragazza che incontrerà nel suo “viaggio”  per ricostruire la storia dell’homeless del tunnel,  ogni inquadratura  lo “rinchiude” in un’orgia di disordine e rifiuti, nella quale è profondamente solo.
Il mondo dei sentimenti dell’adolescenza, si diceva. Ma non soltanto.
Fin dall’inizio il regista lavora per accumulazione e propone spunti per una riflessione che sembra estendersi dal mondo dell’adolescenza all’intera società: nelle primissime immagini Yuta si sofferma a sfogliare una rivista porno che ha trovato abbandonata in terra; subito dopo, a scuola con i compagni, si parlerà di morte (per un compagno suicida); infine la madre torna a casa e si schianta letteralmente sul tavolo della cucina, vinta dalla stanchezza per il troppo lavoro. Sesso, morte, stanchezza cronica da iper-lavoro. Subito lì, a ricordarci quale sia la società nella quale il ragazzo si muove, quali le angosce, i desideri, le catene.
Da lì in poi il film si sviluppa come un percorso di formazione dell’adolescente che, affiancato, come in ogni “viaggio di formazione” che si rispetti, da un mentore (un musicista fallito che – non poteva fare altro in un’opera così didascalica… - si guadagna da vivere recuperando rottami e rifiuti), riuscirà infine, non tanto nel suo intento di trovare tracce dell’uomo morto, quanto piuttosto ad ”aprirsi” al mondo delle relazioni umane, primo fondamentale passo nel processo di crescita.
Simbolicamente il ragazzo non fa che entrare e uscire da un metaforico tunnel fino al finale, liberatorio, nel quale si ritrova a correre su un prato immenso dove si stanno alzando in volo alcune mongolfiere. La sequenza ultima lo riprende dall’alto, la macchina da presa si allontana mentre il ragazzo si muove in uno spazio finalmente senza limiti, senza “oggetti”/paure che ingombrino la sua crescita. All’orizzonte si intravede la sagoma (rassicurante? benedicente…?) del Monte Fuji.
Spunti interessanti e un giovane regista da tenere d’occhio per il futuro. [Claudia Bertolè - 61th Berlin International Film Festival – febbraio 2011]

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