Ai to Makoto (愛と誠, For Love’s Sake)

Regia di Miike Takashi Di 29 Giugno 2012

Un giorno qualunque il teppistello Makoto irrompe improvvisamente nella vita di Ai, innocente studentessa, appartenente ad una ricca famiglia, che frequenta una prestigiosa scuola privata.

The Legend Of Love And SincerityAi to Makoto (愛と誠, For Love’s Sake).  Regia: Miike Takashi. Soggetto: dal manga omonimo di Kajiwara Ikki e Nagayasu Takumi. Sceneggiatura: Takuma Takayuki. Fotografia: Kita Nobuyasu. Montaggio: Yamashita Kenji. Musica: Kobayashi Takeshi. Interpreti: Tsumabuki Satoshi, Takei Emi, Saitō Takumi, Oono Ito, Andō Sakura, Maeda Ken, Yo Kimiko, Taiga Makoto. Produttori: Sugisaki Takayuki, Washizu Masamitsu, Saka Misako, Yamazaki Miharu. Produzione: Excellent Film, OLM Production. Durata: 134'. Uscita nelle sale giapponesi: 16 giugno 2012. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2012.

Link: Trailer - Mark Schilling (Japan Times)

4-stelle

Un giorno qualunque il teppistello Makoto irrompe improvvisamente nella vita di Ai, innocente studentessa, appartenente ad una ricca famiglia, che frequenta una prestigiosa scuola privata. Immediatamente la ragazza riconosce in Makoto il bambino che molti anni prima l’aveva soccorsa in un incidente in montagna e a causa del quale lui aveva poi riportato una ferita sulla fronte ancora molto evidente. Ai, che sente subito di amare il giovane ribelle, decide di aiutarlo, prima di tutto permettendogli di frequentare la sua stessa scuola e cercando di inserirlo nella società che anche lei frequenta. I suoi sforzi, tuttavia sono vani e Makoto persevera in comportamenti violenti sfidando le regole e il mondo degli adulti. Cacciato dalla scuola privata, finisce a frequentare un liceo di infimo livello, dove incontra Yuki, giovane coraggiosa e aggressiva che sta a capo di una banda. Anche Ai lo raggiunge in quella stessa scuola, ma la sua presenza innesca meccanismi perversi di rivalità e gelosia. La giovane viene rapita e Makoto è costretto a battersi per salvarla.

“L’amore non è pace. L’amore è un campo di battaglia”. Si apre con queste parole Ai to Makoto il nuovo film di Miike Takashi ed è subito spiazzante per eleganza, ironia, eccesso, accumulazione di forme e generi in un solo film. Si inizia con l’animazione (il film è tratto dall’omonimo manga pubblicato tra il 1973 e il 1976), rarefatta e stilizzata, che significa passato, il ricordo di un evento impossibile da dimenticare. Il primo incontro tra Ai e Makoto è lieve e violento al tempo stesso. Essenziale e sfuggente ma sufficientemente forte da condizionare la visione di tutto il film, anche quando tutto cambia e le linee leggere del disegno lasciano spazio alla narrazione vera e propria. Si passa facilmente dalla forma stilizzata all’iperbole di un racconto che attraversa tutti i generi, possedendoli e trasformandoli via via che la storia di Ai si fa più crudele e sofferta. Miike esalta i suoi personaggi regalando loro grandi spazi e scene travolgenti di musical, dramma, parodia e commedia, dove i contrasti hanno il sopravvento sempre, tracciando essi stessi parabole intricate di relazioni e fili sottili di coreografie. L’idea è quella del limite da oltrepassare ogni volta. Come nei gesti esasperati di Ai e Makoto - che si alternano nell’assecondare desideri, rivalse o vendette, nell’affermare la rabbia o nel volerla respingere – e nella composizione adottata dal regista, che insinua un apparente caos nello scorrere degli eventi. Ecco, allora, il canto e la danza irrompere, o meglio, sospendere l’azione, la violenza, sempre portata agli eccessi, o il lirismo declinato da una scenografia (di Hayashida Yuji, già altre volte collaboratore di Miike) talmente ricca di dettagli da vivere nella vibrazione di ogni scena. Per questo non ci può essere differenza tra esterni ed interni, perché il senso claustrofobico dei luoghi aggiunge il senso irrequieto che si respira fino alla fine, anche quando i nodi dovrebbero essersi sciolti.
La macchina da presa in continuo movimento, il montaggio frenetico, la moltiplicazione dei punti nevralgici delle singole inquadrature fanno di questo film un’esperienza vertiginosa che aggiunge dinamismo e audacia ad un’iconografia nota eppure completamente reinventata. Si arriva alla fine come al termine di un viaggio avventuroso, ma è solo un accenno, mentre i grumi di altre storie stanno già affiorando alla superficie.  [Grazia Paganelli]

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