Koi no uzu (恋の渦, Be My Baby)

Regia di Ōne Hitoshi Di 21 Luglio 2014

Koi no uzu (letteralmente e ironicamente “Vortice d’amori”) è certamente uno di film più originali e degni d’interesse dell’ultima stagione cinematografica giapponese. Diretto da Ohne Hitoshi, regista televisivo d’esperienza già approdato al cinema con Moteki (Live Strikes!, 2011), Koi no uzu è una produzione indipendente, a basso budget e girata in pochi giorni, che riprende la sua struttura – in modi certamente dissacranti – dai modelli dei reality.

Be My Baby p1

Koi no uzu (恋の渦, Be My Baby). Regia: Ohne Hitoshi. Soggetto: dal romanzo e dallo spettacolo teatrale di Miura Daisuke. Sceneggiatura: Miura Daisuke. Fotografia (colore, HD): Takagi Futa, Ozaki Yasuyuki, Ohne Hitoshi. Scenografia: Usuka Sakiko, Isomi Toshihiro. Costumi: Iga Daisuke, Kochi Marin, Yamada Yumi. Montaggio: Ozaki Yasuyuki. Musica: Iwasaki Taisei. Suono (Dolby Digital): Nomiya Satoshi. Interpreti e personaggi: Niikura Kenta (Koji), Wakai Naoko (Tomoko), Goto Yumi (Yuko), Enya Kenta (Osamu), Shibata Chihiro (Kaori), Ueda Yuki (Naoki), Kunitake Aya (Satomi), Sawamura Daisuke (Takashi), Matsuzawa Takumi (Yuta), Matsushita Sadaharu. Produzione: Yamamoto Masashi per Cinema Impact. Durata: 138’. Uscita nelle sale giapponesi: 12 marzo 2014.

Link: Trailer - Mark Schilling (Far East Film) - Maggie Lee (Variety)

4 stelle

Koi no uzu (letteralmente e ironicamente “Vortice d’amori”) è certamente uno di film più originali e degni d’interesse dell’ultima stagione cinematografica giapponese. Diretto da Ohne Hitoshi, regista televisivo d’esperienza già approdato al cinema con Moteki (Live Strikes!, 2011), Koi no uzu è una produzione indipendente, a basso budget e girata in pochi giorni, che riprende la sua struttura – in modi certamente dissacranti – dai modelli dei reality. Ambientato interamente all’interno degli angusti monolocali abitati dai suoi diversi protagonisti, il film è una tagliente rappresentazione del mondo dei cosiddetti DQN (dokyun), venti-trentenni di scarsa istruzione, poche ambizioni e nessun interesse culturale, che sopravvive grazie a lavori part time a tempo determinato. Vedere nel mondo dei dokyun una metafora del disagio ma anche della pochezza – in tutti i sensi – di certi strati della società giapponese – ma il discorso varrebbe anche per l’Italia berlusconiana – mi sembra più che evidente. Si tratta di un mondo privo di valori, di ambizioni e spina dorsale, machista e misogino, dove gli sport preferiti sono tradire la fiducia altrui, parlarsi alle spalle e infilarsi a letto con qualcuno – non importa chi –. Un mondo dove la lettura di un libro o, persino, la visione di un film sono esperienze del tutto aliene. Quel che è peggio è che gli “eroi” di questo mondo non sono coloro che in qualche modo ne godono i privilegi, bensì chi da esso è prepotentemente messo ai margini e costretto a godersi – per così dire – quelle che sono le sue briciole (anche a partire dallo stesso cibo fatto di schifezze-istant food acquistate in un konbini, piccolo supermercato solitamente aperto 24 ore su 24).
Attraverso l’uso di un’indiscreta macchina da presa, quasi sempre a mano – ma senza eccessi – e a ridosso dei suoi personaggi, di dialoghi veloci e taglienti, di un montaggio che passa da un monolocale all’altro intrecciando le diverse situazioni, di una scansione temporale evidenziata dall’uso di didascalie («una settimana dopo», «tre ore dopo», «un’ora dopo»), Koi no uzu narra la vita quotidiana di un gruppo di giovani amici, e, soprattutto, delle loro diverse relazioni, senza che nessuno di loro prenda il sopravvento sugli altri – nove diversi personaggi e tutti con un pressoché identico spazio narrativo –. Osamu instaura una relazione con Yuko, ma ripetutamente la maltratta e prende a male parole. Quando però non riesce a trovarla al cellulare, la implora, piangente, di ritornare, per riprendere di nuovo, dopo che lei si è rifatta viva, il suo comportamento di prima. Nel momento in cui lei confessa di aver rivelato ad una sua amica la loro relazione, lui va su tutte le furie e le dice di vergognarsi che qualcuno sappia che lui sta con una «cozza». Finalmente la ragazza reagisce prendendolo a calci e suscitando nella platea del Far East Film di Udine (dove il film è stato presentato nell’aprile di quest’anno) un fragoroso applauso. Takashi appena arrivato dalla campagna e ospite dell’amico Yuta – che di lui è infatuato – si invaghisce di Kaori, la quale, a parole, si dice disponibile, per poi sparire senza farsi più vedere, finendo invece con l’andare a fare un pompino all’amico Satomi. Satomi, a sua volta, vive con Naoki ed è ossessionato dalla propria gelosia, nonostante sia il primo a tradire la compagna rimasta incinta. Questa, del resto, si scoprirà alla fine, gli nasconde la sua vera professione: quella di call girl. Koji, infine, vive con Tomoko, ma non perde occasione di sparlare di lei ai suoi amici, dicendo loro che se anche fosse lasciato non gli importerebbe granché. Quando però ciò accade, pregherà inutilmente la ragazza di ritornare da lui.
Pur essendo il film infarcito di situazioni sessuali, queste sono più affidate ai dialoghi che davvero mostrate, ciò tuttavia non ha impedito, ad alcuni cinema di Tokyo, di riservare alcune proiezioni esclusivamente ad un pubblico femminile, in un più rassicurante ambiente liberato da eventuali molestatori. [Dario Tomasi]

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