Hyakuen no koi (100円の恋, 100 Yen Love)

Regia di Take Masaharu Di 26 Novembre 2014

Ichika è una ragazza di 32 anni che vive con i genitori, una nullafacente che passa le sue giornate a giocare ai videogiochi e a dormire. Dopo un violento litigio con la sorella, ritornata a casa con il figlio dopo un matrimonio fallito, Ichika decide di andare a vivere da sola e di trovarsi un lavoro. Comincia così a fare il turno notturno in un 100 Yen shop dove viene a contatto con una serie di persone fallite e stralunate come lei.

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Hyakuen no koi (100円の恋, 100 Yen Love). Regia: Take Masaharu. Soggetto e sceneggiatura: Adachi Shin. Fotografia: Nishimura Hiromitsu. Montaggio: Suzaki Chieko. Musica: Kaida Shōgo. Interpreti: Andō Sakura, Arai Hirofumi, Inagawa Miyoko, Uno Shōhei, Sakata Tadashi. Produzione: Spotted Productions, Toei Video. Durata: 114'. World Premiere: 25 ottobre 2014, Tokyo International Film Festival. Uscita nelle sale giapponesi: 20 dicembre 2014.

Link: Sito ufficiale (con trailer)

Ichika è una ragazza di 32 anni che vive con i genitori, una nullafacente che passa le sue giornate a giocare ai videogiochi e a dormire. Dopo un violento litigio con la sorella, ritornata a casa con il figlio dopo un matrimonio fallito, Ichika decide di andare a vivere da sola e di trovarsi un lavoro. Comincia così a fare il turno notturno in un 100 Yen shop dove viene a contatto con una serie di persone fallite e stralunate come lei. Passando ogni giorno accanto ad una piccola palestra dove si insegna pugilato, la ragazza si sente attratta da un uomo che lì si allena prima e dallo sport in particolare poi.
Il pugilato ha sempre rappresentato una tematica ed un'ottima occasione, in tutte le arti, per esprimere il senso di rivalsa dei più deboli o anche un modo per mostrare gli strati più bassi e meno rappresentati della società. Nella cinematografia giapponese gli esempi sono molti fin dal bel Ashita no Joe (1970) di Hasebe Yasuharu (dall'omonimo manga di Takamori Asao), continuando con Boxer (1977) di Terayama Shūji, per arrivare a Tokyo Fist di Tsukamoto Shin'ya e ad Ashita no Joe, remake del 2011 di Sori Fumihiko.
Con questo 100 Yen Love Take Masaharu e l'autore di soggetto e sceneggiatura Adachi Shin si pongono sulla scia dei titoli citati dando però al lavoro un twist del tutto particolare scegliendo come protagonista una donna.
Il film parte con la descrizione della vita sottotono e da perdente di una periferia o downtown di una città giapponese e ciò che colpisce fin da subito è lo squallore della vita dei personaggi, ma non si tratta di una tragicità lirica ed importante ma appunto di una vita e di paesaggi da quattro spicci, 100 yen appunto. Il paesaggio urbano e umano pennellato in un digitale alquanto low-tech dal regista Take, le relazioni famigliari, la stessa camminata trasandata della protagonista, il suo modo di vestirsi, l'assenza di comunicazione e la difficiltà di relazionarsi con gli altri e con la vita in generale costituiscono un quadro tanto normale, chi abbia trascorso almeno un po' di tempo in Giappone si è imbattutto almeno una volta nei quartieri descritti dal film o nelle persone che lo abitano e lo percorrono, quanto deprimente appunto per la loro apparente normalità. A non far cadere il film in un trito e compiaciuto lirismo funzionano bene le parti comico-surreali che punteggiano il film, con il rischio talvolta anche di cadere come dopo la dura scena dello stupro, non proprio la più riuscita del film.
Lasciata la casa dei genitori e cominciato un anonimo e deprimente lavoro in un 100 yen shop, simbolo e fulcro significante del film, l'incontro con il pugile fallito "Banana Man" sembra aprire una piccola porticina nella vita di Ichiko, il film continua comunque, anche grazie ad un'azzeccata musica blues, in un'atmosfera di rassegnazione talvolta surreale ed immerso come in un liquido ristagnante dove la sciatteria e la spossatezza di tutti i personaggi non sembra avere e trovare vie d'uscita. Come spesso accade recentemente nella cinematografia dell'arcipelago, un taglio di 20 minuti in questa parte avrebbe fatto bene al film senza pregiudicarne l'estetica.
L'incontro col pugilato amatoriale funge per Ichiko e per tutto il lungometraggio in generale da cardine per il movimento di progressione quasi a cascata che il lavoro assume nella seconda parte fino al finale, naturalmente questo sport coagula sia tutta la rabbia di Ichiko per l'abbandono del pugile, ma funziona anche come punto focale dove sfogare e quasi alchemicamente sublimare tutta l'inutilità dei suoi 32 di vita e cercare di trasformarla in qualcosa di diverso. Scoperta la boxe non cambia solo la persona di Ichiko, e che cambiamento!, ma è lo stesso film a virare e quindi a riflettere la trasformazione ed il cambio di passo nella vita della protagonista. Non più il blues malinconico e stanco ma un rock più duro, aggressivo e veloce che trova il suo corrispettivo visivo in un montaggio che diventa leggermente più serrato, una cura verso l'immagine che diventa più stilizzata e lirica (di poco in verità) nell'incontro di pugilato finale, ed una varietà di angoli di ripresa che danno in fin dei conti un respiro più ampio alla vita di Ichiko, caricandola così di speranza e significato. La stessa illuminazione che nella prima parte del film creava un'atmosfera da film amatoriale o da documentario personale, alla fine viene usata più "filmicamente" quasi ad accompagnare la rinascita della ragazza.
Dulcis in fundus Andō Sakura. 100 Yen Love andrebbe visto anche solo per l'incredibile performance d'attrice che Andō riesce a donare all'opera, che si regge quasi esclusivamente sulla sua presenza. Difficilmente un'altra attrice sarebbe riuscita in una simile impresa. Una prestazione fisica enorme come poche se ne sono viste sul grande schermo giapponese da un po' di anni a questa parte, una vera e propria mutazione. L'attrice nel corso delle quasi due ore del film infatti si trasforma letteralmente e fisicamente in un altro personaggio/persona da quello da cui era partita. Quasi fosse fatta d'argilla, il suo corpo, il suo viso e la personalità del personaggio che interpreta subiscono una vera e propria rivoluzione ed è proprio questa trasformazione a sostenere i 30-40 minuti battenti finali del film, un'accelerazione ed una cavalcata, mai banale nella trama va detto, che riesce a trasmettere scariche di energia ed adrenalina anche allo spettatore. [Matteo Boscarol]

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