Rasen ginga (螺旋銀河, Antonym)

Regia di Kusano Natsuka Di 16 Marzo 2015

Aya è una giovane carina ma molto egoista che non riesce ad avere legami profondi e duraturi con le altre persone che la circondano. Per una serie di coincidenze e casi fortuiti la ragazza finirà per coinvolgere una collega, Sachiko, una ragazza introversa e molto diversa da Aya, nella scrittura di un radiodramma intitolato Antonym.

Rasen GingaRasen ginga (螺旋銀河, Antonym). Regia: Kusano Natsuka. Sceneggiatura: Takahashi Tomoyuki, Kusano Natsuka. Fotografia: Okayama Yoshihiro. Musica: Ueno Hiroshi. Interpreti: Ishizaka Yuri, Asami Shibuya Asami, Onji Tetsu, Ishibashi Seitaro, Nakamura Kuniaki.Durata: 73'

Link: Cathy Munroe Hotes (Nishikata Film Review)

Aya è una giovane carina ma molto egoista che non riesce ad avere legami profondi e duraturi con le altre persone che la circondano. Per una serie di coincidenze e casi fortuiti la ragazza finirà per coinvolgere una collega, Sachiko, una ragazza introversa e molto diversa da Aya, nella scrittura di un radiodramma intitolato Antonym.

Tutto il film fin dalle prime battute si regge sul concetto di "antonym" (contrario), sono agli estremi opposti infatti Sachiko e Aya, sia per quel che riguarda l'aspetto fisico, appariscente e piacente l'una e più sobria e quasi incolore l'altra, sia per quanto riguarda il carattere. Ci si aspetterebbe di trovare il personaggio di Aya più sicuro di sé e spavaldo e quello di Sachiko più debole e timido, ma le cose qui si invertono. È infatti la ragazza meno carina delle due ad essere quella più forte e decisa interiormente, mentre Aya benchè sia popolare con i ragazzi non riesce a costruire dei rapporti umani profondi ed intensi rivelandosi molto superficiale. Sachiko però  sviluppa verso Aya un senso di profonda ammirazione ed un'attrattiva che sfiora quasi il feticismo e che la porta quasi a voler fondersi con lei, o almeno a diventare come lei, in una scena la vediamo infatti che indossa gli stessi vestiti cercando di imitarla.
L'attrazione degli opposti quindi, il contatto e la prossimità che due persone possono avere sembra suggerirci la regista, può avvenire per pura casualità proprio come nel film, anzi solo quando avviene per cause fortuite due universi così lontani possono incontrarsi, tenuti assieme dal gesto artistico, in questo caso la stesura del radiodramma infatti chiude il cerchio e permette alla due donne un certo grado di compenetrazione intellettuale quasi come in un vortice (ricordiamo che il titolo giapponese significa galassia a spirale).
Le due ragazze vivono in una Osaka, che pur essendo qui rappresentata con colori caldi e pastellati rimane paradossalmente un luogo vuoto, non desolato e freddo e neanche ostile come spesso sono descritte le metropoli,  ma piuttosto uno spazio privo di grandi masse di persone e dove trionfa l'assenza in tutta la sua normalità. È proprio questo senso di vuoto e di scarsità umana che traspare da molte scene che vediamo nel film, parcheggi, locali con pochi clienti, strade, uffici e naturalmente il coin laundry, luogo centrale per lo sviluppo del film, spazio vuoto ma in cui c'è movimento, quello circolare delle lavatrici come tanti piccoli universi, che offre spesso l'ocasione per insperati incontri.
La recitazione trattenuta e quasi immersa in un senso di stupore delle protagoniste, soprattutto di Shibuya Asami nel ruolo di Sachiko, si inseriscono molto bene nel mondo creato dal film anche grazie alle musiche realizzate da Ueno Hiroshi.
In conclusione possiamo dire che Antonym rappresenta un buon debutto, la giovane Kusano ha realizzato il film con un finanziamento ricevuto dal Cineastes Osaka Project CO2, un lavoro molto controllato e che non vuole strafare e che evita di puntare troppo alto, sia a livello di regia che di fotografia, con punte di originalità che sono raggiunte soprattutto in fase di scrittura e di costruzione della storia. Come si diceva sopra, sono molto importanti anche le scelte delle location, molto azzeccato a questo proposito mi sembra l'aver scelto una coin laundry dai colori sgargianti e dal sapore quasi metafisico come luogo ispirazionale e fulcro tematico del film. Anche se si tratta di un lungometraggio piuttosto corto, ed è un pregio in una  filmografia giapponese contemporanea dove molti dei film prodotti durano sempre 20/30 minuti in più del dovuto, mi ha colpito di più l'ultima parte del lavoro che non quella iniziale. Soprattutto nel momento cruciale quando le due ragazze recitano il radiodramma, viene tutto tenuto insieme per un ragioneve lasso di tempo dai volti delle ragazze che recitano e dalle parole delle due che si compenetrano e si mescolano in alternanza. Scena che brilla per tenuta e per una creatività che sfiora lo sperimentalismo, nel suo piccolo ci ricorda come le parole abbiano (ancora) un'importanza fondamentale nel cinema contemporaneo e come spesso questo potenziale non sia sfruttato a pieno.  [Matteo Boscarol]

Cerca recensione

Sonatine

Appunti sul cinema giapponese contemporaneo

Questo portale raccoglie recensioni critiche di film e documentari giapponesi realizzate da un gruppo di appassionati.

Area Riservata