100 kai nakukoto (100回泣くこと, Crying 100 Times -Every Raindrop Falls)

Regia di Hiroki Ryūichi Di 03 Marzo 2014

Fuji (Okura Tadayoshi) ha un incidente in moto e perde parte della sua memoria. Dimentica che prima dell'incidente era fidanzato con Yoshimi (Kiritani Mirei). Quattro anni dopo i due si ritrovano a un matrimonio e Fuji si innamora di nuovo di Yoshimi. Lei ricambia l'amore ma non gli dice nulla né del loro passato comune né del fatto che ora è malata terminale di cancro.

To Cry A 100 Times p1100 kai nakukoto (100回泣くこと, Crying 100 Times -Every Raindrop Falls). Regia: Hiroki Ryūichi. Soggetto: da un romanzo di Nakamura Kō. Sceneggiatura: Takahashi Izumi. Fotografia: Nabeshima Atsuhiro. Interpreti:
Okura Tadayoshi, Kiritani Mirei, Tomosaka Rie, Oshinan Shūgo, Haru, Ōsugi Ren, Miyazaki Yoshiko, Mark Schilling. Produttori: Matsumoto Hitoshi, Udagawa Yasushi. Durata: 116 minuti. Uscita in Giappone: 22 giugno 2013.

Link: Trailer (Youtube)

1 stella mezzo

Fuji (Okura Tadayoshi) ha un incidente in moto e perde parte della sua memoria. Dimentica che prima dell'incidente era fidanzato con Yoshimi (Kiritani Mirei). Quattro anni dopo i due si ritrovano a un matrimonio e Fuji si innamora di nuovo di Yoshimi. Lei ricambia l'amore ma non gli dice nulla né del loro passato comune né del fatto che ora è malata terminale di cancro. Senza percezione del passato, lui le propone su due piedi sposarlo e lei, sapendo di dover morire, accetta di vivere un anno insieme. Poco dopo, però, Yoshimi inizia a star male ma continua a nascondere la sua condizione. Costretta a ricoverarsi per l'ultima operazione, inventa la scusa di dover tornare in campagna a casa dei genitori perché non vuole farsi vedere malata da lui. Ma il segreto non tiene e la sorella di Yoshimi informa Fuji. Gran finale lacrimoso sulla spiaggia delle Hawai dove i due avrebbero voluto sposarsi.

Tratto da un bestseller di Nakamura Kō, il film sembra voler dipingere in maniera delicata ed essenziale l'amore di due giovani segnati da un destino nefasto. Amore puro e morte. Non ci sono quasi altri personaggi oltre ai due amanti, se non la sorella di Yoshimi. I dialoghi sono pacati, rarefatti. La colonna sonora è presente solo nei momenti di maggior pathos (o presunto tale). Ma l'operazione non riesce per mancanza di credibilità tanto nell'assunto quanto nello svolgimento della storia e nella recitazione degli attori.
Sono lontani i tempi dei film per cui Hiroki è noto e apprezzato, come Vibrator (2003) o Yawarakai seikatsu (It's Only Talk, 2005), e anche di Koi suru nichiyōbi watashi. Koishita (2007), dove il tema della malattia terminale di una giovanissima Horikita Maki era tratttato con grande finezza. Ogni tanto compare qua e là qualche segno della passata grandezza del regista, soprattutto nel riprendere i moti dell'animo sui volti delle sue giovani protagoniste di fronte a scelte esistenziali drammatiche. Anche la sua capacità di girare in esterno e di restituirci paesaggi pregnanti si rivede in qualche scena. Ma sono solo lampi nella notte.
Per il resto, siamo di fronte a un banale prodotto mercantile confezionato per un pubblico di giovani e adulti non cresciuti, come confermato dalla presenza nella parte del protagonista dell'imbelle Okura Tadayoshi, aidoru e musicista appartenente al gruppo Kanjani8, che firma ovviamente la colonna sonora. Kiritani Mirei ha una bella espressione da bimba imbronciata ma nonostante tutto non riesce a trasmetterci il suo travaglio.
Due dettagli curiosi: l'attore nella parte del prete è Mark Schilling, l'autorevole critico cinematografico del Japan Times; il produttore del film è Matsumoto Hitoshi, il regista, fra l'altro, di Dai nipponjin e Symbol. [Franco Picollo]

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