Aoi tori ( 青い鳥, The Blue Bird)

Regia di Nakanishi Kenji Di 04 Settembre 2014

Alla sua prima opera da regista, dopo sole due esperienze (tra l’altro con un intervallo di nove anni tra uno e l’altro) come assistente alla regia, Nakanishi si cimenta in un dramma a sfondo sociale ricco di spunti riflessivi sui comportamenti dei più giovani che, spesso e senza nemmeno rendersene ben conto, cadono nella rete del bullismo.

Aoi toriAoi tori (青い鳥, The Blue Bird). Regia: Nakanishi Kenji. Soggetto: da un romanzo di Shigematsu Kiyoshi. Sceneggiatura: Iida Kenzaburo, Hasegawa Yasuo. Fotografia: Ueno Shogo. Montaggio: Okuhara Yoshiyuki.  Musica: Makichangu. Interpreti: Abe Hiroshi, Hongô Kanata, Itô Ayumi, Inoue Hajime, Shigematsu Osamu, Kishi Hiroyuki, Taiga. Produzione: Bandai Visual, Destiny, Nichigakudo. Durata: 105'. Uscita nelle sale giapponesi: 29 Novembre 2008.

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2 stelle mezzo

Nella scuola superiore di un’anonima provincia giapponese il bullismo ha di recente preso il sopravvento. Il povero Noguchi, studente vittima di violenze e prese in giro, si vede costretto al trasferimento. Questo spiacevole fatto però sembra, già dopo pochi giorni, aver abbandonato i pensieri di studenti ed insegnanti della scuola. Nel frattempo, il professor Murauchi, arriva come supplente nella classe che fu di Noguchi e, a conoscenza dei fatti di cui sopra, subito, recupera quello che fu il suo banco, lo riporta in classe e pretende che ogni alunno, ogni mattina entrando in aula, dedichi almeno un pensiero al suddetto. Oltre a questa curiosa scelta, il professore incontra inizialmente difficoltà ad essere accettato sia perché supplente, sia soprattutto a causa della sua balbuzie. Col passare del tempo però riuscirà a redimere i ragazzi responsabili del bullismo nei confronti di Noguchi e a far sì che questi imparino a mantenere viva nella loro memoria anche le loro azioni meno nobili, quelle di cui solitamente ci si vergogna, come quelle che hanno costretto un loro compagno alla fuga dalla scuola ma che, soprattutto, hanno insinuato in lui pensieri di suicidio.

Alla sua prima opera da regista, dopo sole due esperienze (tra l’altro con un intervallo di nove anni tra uno e l’altro) come assistente alla regia, Nakanishi si cimenta in un dramma a sfondo sociale ricco di spunti riflessivi sui comportamenti dei più giovani che, spesso e senza nemmeno rendersene ben conto, cadono nella rete del bullismo. Alleanze sancite tra i banchi di scuola, nei corridoi, nei bagni durante le lezioni, per prendere di mira chi è un facile bersaglio a causa di debolezza caratteriale o di difetti fisici. Nell’attuare, come per gioco, questo passatempo si tende solitamente a fare branco, contro un singolo: minore è la possibilità della vittima di potersi ribellare, maggiore sarà il divertimento in questa sadica corsa verso una condotta incivile.
Quasi dal nulla e più che altro ad interrompere l’omertà nei confronti di uno di questi processi denigratori, giunge il professor Murauchi (interpretato dal noto Abe Hiroshi). Figura centrale di tutto l’impianto etico del film, il professore, con la sua balbuzie mostra, in un primo momento, il fianco a prese in giro e facili ironie e quasi sembra divenire, a sua volta, vittima dell’arroganza che domina alcuni dei suoi inconsapevoli alunni. Altrettanto da subito, però, l’apparentemente debole insegnante, mostra tutta la sua determinazione nei confronti non solo dei suoi studenti, ma di tutta la scuola. Il velo d’ipocrisia, riguardo al bullismo, che ricopre l’istituto verrà pian piano fatto calare grazie al lavoro del giovane supplente che mira a far sì che ognuno dei suoi giovani allievi si renda conto del peso delle proprie azioni ed idee e, se queste sono risultate sbagliate o fuori luogo, nel non scordarle mai, per evitare di ripeterle.
Il percorso di crescita dei ragazzi viene mostrato in modo graduale, tramite vari confronti tra tutti gli allievi della classe, o tra i soli insegnanti. Si passa attraverso litigate, menzogne, confessioni, lacrime: quasi un percorso di redenzione che intraprende tutta la scuola grazie alla fermezza ed alla saggezza di Murauchi.
La regia è a totale servizio del messaggio filmico e resta abbastanza anonima, celata dietro ai valori che le immagini vogliono trasmettere. Lente carrellate, campi lunghi, fotografia tenue, quasi smorta, recitazione e situazioni sempre molto ancorate ad un realismo che vuole essere tale, per portare meglio a compimento l’azione di denuncia verso un mondo tangibile e facilmente riconoscibile.
Man mano che i dettagli del tentativo di suicidio del giovane Noguchi vengono portati a galla, grazie ai dialoghi serrati e carichi di emotività di Murauchi con i suoi allievi, aumenta l’interesse dello spettatore ed entra in gioco l’aspettativa per una risoluzione che, se da una parte fa parzialmente ripiegare il film verso registri narrativi più mainstream, dall’altra mantiene in vita un ritmo che, diversamente, avrebbe potuto lederne l’attenzione.
Aoi Tori è un film se vogliamo coraggioso, lontano anni luce dallo stile scoppiettante, musicale e colorato dei recenti Crows Zero di Miike Takashi, ma anche dal più crudi e drammatici Aoi haru e Crows Explode di Toshiaki Toyoda.
Il film di Nakanishi si propone come scopo unico quello di trasmettere un forte messaggio sociale che può abbracciare non solo la vita scolastica nipponica, ma la nazione giapponese tutta, forse ancora oggi bloccata in parametri di vita troppo formalistici e spesso privi di reale sensibilità nei confronti dell’agire umano. [Fabio Rainelli]

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