Scoop!

Regia di Ōne Hitoshi Di 07 Ottobre 2016

Ōne Hitoshi si conferma come uno dei registi giapponesi più interessanti in circolazione, capace di mescolare sapientemente l'alto ed il basso, dove le parti "volgari" e discinte si intrecciano a quelle più tragicamente toccanti ma sempre con un senso dell'umorismo spruzzato qua e là che giunge inaspettato quanto un colpo di pistola nei primi film di Kitano.

Scoop Japanese Movie p2Scoop! (id.). Regia e sceneggiatura: Ōne Hitoshi. Soggetto: dal film Tosha 1/250 byō Out of Focus di Harada Masato. Fotografia: Kobayashi Gen. Montaggio: Oozeki Yasuyuki. Musica: Kawanabe Hiroshi. Personaggi ed interpreti: Miyakonojo Shizuka (Fukuyama Masaharu), Yokogawa Sadako (Yoshida Yō), Namekawa Nobi (Nikaidō Fumi), Chara (Lily Franky). Durata: 119'. Uscita nelle sale giapponesi: 1 ottobre 2016.

Link: Mark Schilling (Japan Times)

Shizuka è un fotografo di mezza età, un tempo impegnato nel giornalismo d’inchiesta ma ora ridotto a inseguire personaggi famosi e rubare loro scatti da vendere a una rivista scandalistica, Scoop!, appunto. Solitario e amante della vita notturna, un giorno gli viene assegnata come partner una nuova recluta, la giovane Nobi. Dopo un inizio difficile, fra litigi e incomprensioni i due cominciano piano piano ad andare d’accordo e diventano una coppia molto affiatata. Le cose cominciano a cambiare però quando tutta la rivista decide di seguire un caso di cronaca nera...
Una pellicola che inizia con un lungo piano sequenza all'interno di un'automobile con i gemiti di una coppia che sta facendo selvaggiamente l'amore e di cui lo spettatore intravede le fattezze ed i movimenti attraverso una tendina semitrasparente, con la ragazza che, veniamo a sapere dopo pochi istanti, è una prostituta a cui l'uomo, ad atto compiuto, getta diecimila yen con disdegno e quasi schifo. Un piano sequenza che continua fuori dalla macchina e, con uno stacco "invisibile", comincia ad elevarsi fino ad andare altissimo, la macchina da presa posizionata probabilmente su un drone, e mostrarci le mille luci della Tokyo notturna.
Un film con un inizio simile e che per di più in pochissimi minuti ci mostra un Fukuyama Masaharu completamente trasformato, molto lontano dalla sua immagine "cool" e quasi altezzosa che esibisce come cantante, non può che essere interessante. Ōne Hitoshi si conferma come uno dei registi giapponesi più interessanti in circolazione, capace di mescolare sapientemente l'alto ed il basso, dove le parti "volgari" e discinte si intrecciano a quelle più tragicamente toccanti ma sempre con un senso dell'umorismo spruzzato qua e là che giunge inaspettato quanto un colpo di pistola nei primi film di Kitano.
La prima scena è anche importante perchè demarca simbolicamente  l'enorme distanza che c'è fra i lavori di Ōne e la maggior parte dei registi che lavorano con grandi case di produzione e ricchi budget nel Giappone contemporaneo, incluso recentemente lo stesso Miike Takashi. La cura della fotografia e delle luci, la scelta di musiche davvero azzeccate nel creare l'atmosfera, una storia e una sceneggiatura di qualità e soprattutto, finalmente, dei personaggi e delle interpretazioni all'altezza, mai banali e con una complessità che si sviluppa durante il corso del film. Fra tutte queste qualità di Scoop!, quella che risalta di più agli occhi di uno spettatore abituato a confrontarsi con il cinema nipponico contemporaneo è allora proprio la prestazione e la chimica che si crea fra gli attori.
Come protagonista principale abbiamo nel ruolo del fotografo Shizuka, Fukuyama Masaharu, cantante idolatrato da più generazioni di giapponesi (donne), che qui, come detto in apertura, ha la capacità di andare contro se stesso e mutare in un personaggio a tratti disgustoso e cinico ma molto vero. Le varie battute ed allusioni sessuali con cui accompagna il suo girovagare per la città in cerca dello scatto perfetto ce lo rendono allo stesso tempo insopportabile e simpatico. Al suo fianco Nikaidō Fumi, ancora una volta molto brava nel corso del film a passare da ragazzina inesperta, imbranata e senza nessun scopo nella vita se non quello di perdere tempo sui social network, a giovane reporter con esperienza, entusiasmo e voglia di fare. Fondamentale per l'economia e lo sviluppo della storia sono poi la brava Yoshida Yō nella parte di Sadako, editor della rivista, ed il folle amico di Shizuka, Chara, interpretato qui dal sempre ottimo Lily Franky; sarà proprio la prestazione di quest'ultimo  quella che alla fine si rivelerà più sbalorditiva e ricca.
È ancora il personaggio di Chara che ci permette di parlare di uno degli altri pregi della pellicola, la comicità surreale ed inaspettata che punteggia tutto il film e che gli permette di non perdere mai il ritmo. Circa a metà film c'è una scena talmente inaspettata che tutti gli spettatori della sala dove ho visto il film sono scoppiati in una risata isterica ed incredula, una scena che segna anche un forte cambio di passo narrativo. Se prima infatti Shizuka e tutti i suoi colleghi della rivista Scoop! si concentravano a guisa di paparazzi su foto di personaggi famosi ubriachi e quant'altro, una serie di avvenimenti inaspettati fanno sì che l'interesse di tutta la testata si sposti verso un giornalismo che segue i fatti di cronaca nera. Da qui in poi il film cambia decisamente tono, diventa più serio, la comicità non viene eliminata del tutto ma affiorano temi molto pressanti come ad esempio il ruolo del fotografo e del giornalista nel mare magnum di una contemporaneità permeata dai vari social network. C’è persino spazio per qualche considerazione sull'arte fotografica e su Robert Capa e se certe conclusioni che affiorano verso la fine del film possono lasciare un po' l'amaro in bocca e non essere condivise da tutti, il risultato rimane notevole.
Il film è una delle migliori opere d'intrattenimento uscite in Giappone quest'anno e conferma il talento di Ōne, sia per l'ottimo lavoro fatto da lui stesso in fase di sceneggiatura, sia per la capacità - in comune forse solo con Kore'eda e Sono - di saper scegliere e dirigere gli attori. Film come Scoop!, dovrebbero rappresentare almeno una sorta di normalità per il cinema giapponese contemporaneo, come succede ad esempio da alcuni anni nella vicina Corea del Sud. Purtroppo però così non è, e Ōne e i suoi collaboratori, con il loro cinema d'intrattenimento di qualità, finiscono per diventare un'eccezione. [Matteo Boscarol]

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