Rentaneko (レンタネコ, Rentacat)

Regia di Ogigami Naoko Di 21 Aprile 2012

Sayoko è una giovane donna che vive sola in una casa tradizionale, nascosta fra i nuovi palazzi di una città moderna. La sua professione è quella di affittare gatti alle persone sole, mentre si trascina un carretto, pieno di mici, sul lungofiume.

RentanekoRentaneko (レンタネコ, Rentacat). Regia e sceneggiatura: Ogigami Naoko. Fotografia: Abe Kazutaka. Scenografia: Tomita Mayumi. Costumi: Fujii Makiko. Montaggio: Fushima Sjin’ichi. Suono: Kino Takeshi. Interpreti e personaggi: Ichikawa Mikako (Sayoko), Kusamura Reiko  (Yoshioka Toshiko), Mitsuishi Ken (Yoshida Gorō), Yamada Maho (Yoshikawa Megumi), Tanaka Kei (Yoshizawa Shigaru). Produzione: Kubota Maki, Komuro Shuichi, Kobata Kumi  per Paradise Cafe. Durata: 110'. Prima proiezione pubblica: Berlino 14 febbraio 2012. Uscita prevista nelle sale giapponesi: Maggio 2012.

Link: Berlinale - Coming Soon - Mark Schilling (Far East Film Festival Udine)
 
3-stelle-mezzo
 
Sayoko è una giovane donna che vive sola in una casa tradizionale, nascosta fra i nuovi palazzi di una città moderna. La sua professione è quella di affittare gatti alle persone sole, mentre si trascina un carretto, pieno di mici, sul  lungofiume. Prima una donna anziana, poi un uomo di mezza età, infine la giovane impiegata di un’agenzia di noleggio auto diventano suoi clienti. A ognuno di loro –  a patto che superino l’esame cui lei li sottopone – Sayoko non chiede che mille yen (10 euro) per affittare un gatto che potranno tenere sino a quando lo riterranno opportuno. Sayoko sa che i gatti la amano quanto lei ama loro, ma vorrebbe che questo scambio di sentimenti potesse darsi anche con gli esseri umani. Ogni tanto scrive un suo proposito su un foglio di carta e lo appende al muro. Sull’ultimo si legge: «Quest’anno voglio sposarmi». Un giorno, Sayoko incontra Shigaru,  suo ex-compagno alle scuole medie. Durante le poche ore passate insieme, le  iniziali diffidenze della ragazza sembrano poco alla volta stemperarsi, sino a che il giovane non scompare. Sayoko ritorna sul lungofiume coi suoi gatti, mentre il foglio col proposito nuziale si stacca dal muro e cade a terra.
Ultimo film di Ogigami Naoko, presentato in anteprima mondiale al Festival Internazionale del Cinema di Berlino, Rent-a-Cat conferma il gusto della cineasta per la commedia surreale, venata di elementi drammatici e, a volte, anche  grotteschi (si pensi al personaggio del vicino della protagonista,  un travestito alquanto sui generis), mescolati fra loro con sapiente equilibrio. Pur nella sua dimensione onirica,  il film sta tutto dentro quella quotidianità minimalista che contrassegna molta commedia giapponese contemporanea – e che i romanzi di Banana Yoshimoto bene rappresentano sul versante letterario – dove la dimensione del sentimento, del modo in cui ci si rapporta agli altri e ai fatti della vita, si trova a giocare un ruolo di primo piano. Senza esitazione alcuna, il film ha come suo tema dominante quello della solitudine, condizione che accomuna Sayoko a tutti gli altri personaggi del film (nessuno escluso!), e che si pone nei fatti come un dato universale di là dall’età, dalla professione e dall’appartenenza a un sesso anziché a un altro. Per dirla con Shigaru: «Anche i bugiardi e i pervertiti sono soli». La missione di Sayoko è quella di aiutare, se stessa e gli altri, a rendere meno faticosa tale solitudine, perché un gatto può colmare quei vuoti che la vita ci lascia dentro.  Con un’insistenza anche eccessiva, il film rimanda più volte all’idea del “buco da riempire”, non solo attraverso la voce narrante della stessa protagonista, ma anche tramite ricorrenti veri e propri buchi (come quelli delle calze di Gorō, della tasca di Sayoko e della ciambella di Megumi).
Sayoko rappresenta un tipo femminile anch’esso ricorrente nella narrativa giapponese contemporanea: è una giovane donna molto sensibile, attribuisce grande importanza agli affetti (si vedano i ricorrenti ricordi della nonna, morta da due anni), conduce un’esistenza modesta e per certi aspetti ordinaria, è sola e sa di esserlo, non ha di sé una particolare considerazione, ama vivere piuttosto ai margini che al centro del mondo che abita, ed è priva di particolari qualità. Ma, soprattutto, Sayoko è un personaggio che rifugge dalla banalità e dalla massificazione dominante. Lo testimonia da subito l’originalità della sua “professione”, e poi la stravaganza di alcuni comportamenti (si veda il modo con cui raffredda la soba e esplicita i propri “buoni propositi”), il vivere in una sorta di sospensione fra sogno, realtà e immaginazione (come meglio vedremo fra poco), e, soprattutto, l’avversione verso certe cattive abitudini dominanti, come quella di dividere tutto in categorie che stabiliscono cosa è di classe A (i gatti di razza, le macchine di lusso e d’importazione, e le persone ricche che sanno come apparire) e cosa invece di classe C (i gatti meticci, le utilitarie giapponesi, e le persone che ricche non sono e a cui poco importa della propria immagine). Secondo Sayoko, che in ben due diverse occasioni pretende qualcosa di classe C decisa a pagarlo come se invece fosse di classe A, se qualcuno pensa a qualcosa come a qualcosa di speciale è sicuramente questa la cosa la migliore. 
Ciò che però più sorprende di Rent-a-Cat è l’intelligenza della sua tessitura narrativa, tutta da iscrivere al lavoro di Ogigami, sia nella sua veste di regista, sia in quella di sceneggiatrice. Si è già detto della dimensione surreale del film che tende a mescolare realtà, ricordo, sogno e immaginazione, talvolta anche con evidenti ambiguità (il personaggio di Megumi appare prima come una semplice creatura onirica e poi come un personaggio reale; in una delle scene girate sul lungo fiume Sayoko ha l’impressione che tutti siano improvvisamente scomparsi, e l’uso della  slow motion e del teleobiettivo danno forza a questa situazione “ai confini della realtà”). Il mondo di Rent-a-Cat è così, innanzitutto, un mondo piegato alla soggettività di Sayoko, al suo modo di sentire e vivere la realtà che la circonda, ai suoi ricordi (la scuola media e l’incontro con Shigaru), ai suoi sogni (il «Japan Rent-a-Cat»), alle sue fantasie (quando immagina di essere un’operatrice di borsa, una veggente o una musicista).
Questi diversi aspetti, tipici di certo cinema postmoderno, cui solo in parte però il film sembra appartenere, si fondono poi ad un evidente gusto per i meccanismi della ripetizione. I primi due noleggi di felini (quello alla signora anziana, Toshiko,  e all’uomo di mezza età, Gorō), e in parte anche il terzo (quello alla giovane impiegata, Megumi) si strutturano sulla rigida ripetizione degli stessi fatti e situazioni: l’incontro sul lungo fiume, la richiesta d’affitto, la visita alla casa del cliente, il racconto del suo passato e della sua situazione affettiva, il consenso di Sayoko all’affitto, la firma del contratto, la richiesta del pagamento simbolico, la menzogna della protagonista sul proprio vero lavoro, il rientro a casa, l’incontro col vicino, l’arrivo di una telefonata che costringe Sayoko a ritornare nell’abitazione del cliente). Questo gioco di iterazioni si estende poi anche ad altri momenti del film, come quello in cui la realtà ripete il sogno (dall’onirico «Japan Rent-a-Cat» al reale «Rent-a-Car», con le loro identiche divisioni in classi di quel che è noleggiato, la stessa impiegata e gli stessi effetti di montaggio, come gli inserti sugli occhi e la bocca della ragazza che parla a macchinetta come un nastro registrato), oppure quando il passato ritorna nel presente (l’ice-candy che Shigaru andava a prendere per calmare la sete di Sayoko in infermeria, diventa, nell’adesso della storia, una birra).
Se a tutto ciò aggiungiamo la scelta di evitare la banalità di un qualsivoglia lieto fine (Shigaru scompare nel nulla e non diventa il possibile marito desiderato da Sayoko), l’uso di diversi oggetti in funzione mnemonica (la gelatina dell’anziana signora, il buco nella tasca di Sayoko, lo yoyo e il gelato di Shigaru) e il ricorso a quei pillow shots tanto cari a Ozu (ovvero inquadrature che si succedono senza mostrare nulla di rilevante per lo sviluppo del racconto e che servono solo a prolungare nel tempo i sentimenti generati da una certa situazione), Rent-A-Cat ci appare davvero come un film degno della massima considerazione. [Dario Tomasi].

Cerca recensione

Sonatine

Appunti sul cinema giapponese contemporaneo

Questo portale raccoglie recensioni critiche di film e documentari giapponesi realizzate da un gruppo di appassionati.

Area Riservata