Rabu songu (ラブソング, Love song)

Regia di Sono Sion Di 25 Ottobre 2010

Accompagnato dall'incessante trillo di una sveglia e da due canzoni d'amore, un ragazzo (Sono Sion) si sveglia a fatica sul pavimento di un edificio abbandonato, fuma una sigaretta e si prepara infine a uscire. Una volta vestito di tutto punto, scappa via urlando lungo un corridoio.

sono nuovaRabu songu (ラブソング, Love song).  Regia, soggetto sceneggiatura, fotografia e montaggio: Sono Sion. Interpreti: Sono Sion, Nakagawa Rokoko. Durata: 9'. Anno: 1984.

Link: Sito ufficiale di Sono Sion (in giapponese)

Questo film verrà presentato nella rassegna "Rapporto confidenziale" al 29° Torino Film Festival (29 novembre-3 dicembre). In tale occasione "Sonatine" pubblicherà in collaborazione con il Festival il volume "Il Signore del male. Il cinema di Sono Sion", contenente un'intervista inedita a Sono, un'ampia introduzione alla sua opera, alcuni saggi critici e le schede di tutti i film proiettati nella rassegna.

Accompagnato dall'incessante trillo di una sveglia e da due canzoni d'amore, un ragazzo (Sono Sion) si sveglia a fatica sul pavimento di un edificio abbandonato, fuma una sigaretta e si prepara infine a uscire. Una volta vestito di tutto punto, scappa via urlando lungo un corridoio.

Sorta di precursore/emanazione di I am Sion Sono!, che ne riprenderà le location in alcune scene inserendo anche le fulminee inquadrature, qui virate in rosso, là in blu, che ritraggono il volto di una ragazza (Nakagawa Rokoko, cugina del regista) dietro a un filo spinato. Del tutto privo di dialoghi e didascalie, Love Song è un cortometraggio in 8mm interamente incentrato sulla figura di Sono, ma a differenza di quanto avverrà nel lungometraggio d'esordio, manca qui l'elemento più spiccatamente metacinematografico, là preminente, né viene in alcun modo esplicitata l’identità del regista/interprete. Ciò fa sì che, a dispetto dei punti di contatto, Love Song  risulti un’opera sostanzialmente diversa e indipendente rispetto a I am Sion Sono!
Strutturato su una trama ridotta all'osso, questo cortometraggio gioca principalmente sul contrasto surreale che si viene a creare tra le situazioni descritte, di natura ordinaria, e il contesto in cui esse prendono luogo, il quale assume invece una connotazione straordinaria: non solo il protagonista dorme sul pavimento di un edificio fatiscente e, dopo essersi svegliato al suono di una sveglia che non cessa mai di suonare, si dirige verso un lavandino inesistente; bensì, nella scena più impressionante del film, lo vediamo addirittura lavarsi i denti col dentifricio usando, al posto dello spazzolino, un frammento di vetro. Similmente stridente è l'immagine finale che lo mostra impomatato e perfettamente vestito in giacca e cravatta, mentre l'edificio intorno a lui sembra andare in pezzi. Come in molte altre opere successive del cineasta, inoltre, anche la gaiezza della colonna sonora assume una funzione ossimorica, scorrendo di sottofondo in maniera indipendente rispetto alla desolata alienazione espressa dalle immagini e dal trillo ossessivo della sveglia.
Il compito della macchina da presa è innanzitutto quello di sottolineare, con i suoi movimenti, uno stato di degenerazione progressiva, andamento comune a successivi e più elaborati lavori diretti dal cineasta. Il film si apre infatti in una situazione di stasi (la cinepresa fissa che registra l’indolenza di Sono sdraiato sul pavimento), per poi adeguarsi progressivamente alle azioni frenetiche e folli del protagonista, abbandonando l’iniziale compostezza per seguirlo con claustrofobici zoom e movimenti bruschi. [Giacomo Calorio]

Cerca recensione

Sonatine

Appunti sul cinema giapponese contemporaneo

Questo portale raccoglie recensioni critiche di film e documentari giapponesi realizzate da un gruppo di appassionati.

Area Riservata