Tookyo Toraibu (トーキョ.トライブ, Tokyo Tribe)

Regia di Sono Sion Di 08 Agosto 2014

Volendo trovare un’etichetta si potrebbe dire che Sono ha creato la prima rap action opera. Tokyo Tribe è un film che può non corrispondere ai gusti di tanti ma non può lasciare indifferenti.

Tokyo Tribe p1Tookyo Toraibu (トーキョ.トライブ, Tokyo Tribe). Regia e sceneggiatura: Sono Sion. Soggetto: da un manga di Inoue Santa. Fotografia: Sōma Daisuke. Montaggio: Itō Jun’ichi. Musica: B.C.D.M.G. Interpreti: Suzuki Ryōhei, YOUNG DAIS, Seino Nana, Shunsuke Daitō, Satō Ryūta, Takeuchi Riki, Kubozuka Yosuke, Sometani Shōta, Denden, Nakawaga Shōko, Ichikawa Yui, Kanō Miha. Produttori: Chiba Yoshinori, Iizuka Nobuhiro per Nikkatsu. Durata: 116 minuti. Uscita in Giappone: 30 agosto 2014.

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In un presente-futuro indefinito, Tokyo è governata dai giovani, divisi in bande che regnano sui ventitrè quartieri di cui è composta la città. I nomi delle gang, come vuole il loro ruolo, sono pittoreschi e differenziati: Shibuya Saru, Shinjuku Hands, Kabukicho GiraGira Girls, Bukuro Wu-Ronz, Nerimuthafuckaz, così come pittoresco e differenziato è il loro abbigliamento. Una cosa hanno però tutti in comune, il linguaggio e il loro linguaggio è il rap. In questo universo di violenza e sfrenatezza, dominano alcune figure. Il ributtante Lord Buppa (Takeuchi Riki), il sordido figlio Nkoi (Kubozuka Yosuke), lo statuario Mera (Suzuki Ryōhei) e il più normale Kai (Young Dais). L’assetto di forze fra i vari gruppi e i vari personaggi viene alterato dall’arrivo di una giovane ragazza (Seino Nana) caratterizzata da una bellezza virginale e da una straordinaria capacità nelle arti marziali. Dopo aver rischiato più volte di essere stuprata e uccisa, riesce a fuggire mentre si scopre che è la figlia del Signore del Male che da Wong Kong (scritto così) regna su tutta l’Asia del sud. Lord Buppa riceve dal Signore del Male l’ordine di ritrovarla e il contemporaneo scontro tra Mera e Kai apre la strada alla guerra totale.

Tratto dal manga di grande successo Tokyo Tribe 2 di Inoue Santa durato ininterrottamente otto anni, Tokyo Tribe è un film in cui la trama è un puro canovaccio atto a consentire all’irruente talento visionario di Sono di dispiegare i suoi deliri cromatici e immaginifici. Un po’ come nell’opera, dove le storie erano spesso la piattaforma di partenza per viaggi emozionali originati dal canto. E non a caso, in questo più che in ogni altro film di Sono, la musica ha un ruolo fondamentale. Anzi, è un vero e proprio musical: la maggior parte dei dialoghi, se tali si possono definire, sono pezzi di rap o frasi “rappate”. Volendo trovare un’etichetta si potrebbe dire che Sono ha creato la prima rap action opera. Tokyo Tribe è un film che può non corrispondere ai gusti di tanti ma non può lasciare indifferenti.
Le citazioni, se si vuole, ci sono e tante, West Side Story, Quadrophenia, I guerrieri della notte, tanto per fare qualche esempio. Oppure, su un versante più drammatico, si potrebbero anche menzionare Arancia meccanica, 1997: fuga da New York, e l’estremo Bad Film dello stesso Sono. E ancora, Takeuchi Riki che muore con una gigantesca mitragliatrice in mano non può non evocare lo stesso attore che spara con il bazooka nel finale di Dead or Alive di Miike Takashi. Ma non credo sia questo il piano del discorso. Sono non ha voluto ricamare sulla storia del cinema o offrire uno spaccato sociologico dei giovani di oggi. Al contrario, tutti i personaggi sono esasperazioni allegre di tipi e caratteri cui siamo avvezzi da decenni di visioni cinematografiche. Ogni cosa nel film è funzionale al gusto e al divertimento di Sono di aggredirci visualmente con una girandola infinita di suoni, luci e colori oppure di stupirci con trovate da fumetto che proprio nel loro mostrare la loro palese assurdità, ci divertono: mobili fatti di esseri umani che stanno permanentemente in posizione arquata, scatole di sigari che contengono anche mignoli tagliati (segno di penitenza nella yakuza), carri armati che attraversano a tutta velocità l’incrocio di Shibuya e simili. Di sangue non se ne vede quasi e la violenza stessa che pervade tutto il film è pura coreografia.
In questo senso, il film rappresenta una coerente evoluzione nella poetica di Sono che, dopo i vibranti lavori giovanili, nel primo decennio del 2000 ha realizzato le sue opere più originali, dure e problematiche, come Suicide Club, Noriko's Dinner Table, Love Exposure, Cold Fish e Guilty of Romance. Dopo la parentesi "civile" dei due film girati sotto lo shock collettivo della tragedia di Fukushima (Himizu e The Land of Hope), è tornato, in forma matura e rivissuta, al suo lato più irridente e iconoclasta, quello del Sono regista e attore che correva nudo nel suo primo film. Su questa linea, che sembra quella forse per lui più vera, ci ha già regalato il travolgente Why Don't You Play in Hell? e ora questo Tokyo tribe. Siamo curiosi di vedere le prossime “puntate” di questo percorso, con almeno un altro film già realizzato e pronto per l’uscita.
Gli attori sono scelti con cura in funzione del musical. Kai, uno dei protagonisti principali è il famoso rapper giapponese Young Dais; Nkoi, il figlio di Lord Buppa, oltre che attore, è un musicista reggae, mentre la colonna sonora esibisce il meglio del rap giapponese. A Sometani Shōta, che di film in film sta diventando l’attore-feticcio di Sono, è riservata una curiosa parte di “voce in campo” con divertenti sguardi in macchina.
Infine, va menzionato un certo talento di Sono nel lanciare giovani star. Così è stato per Nikaidō Fumi, per esempio. Chissà che non tocchi ora alla ventenne esordiente Seino Nana. Intanto, lei, per tener fede al suo personaggio di eroina delle arti marziali, alla presentazione del film alla stampa estera si è esibita in un sorprendente salto mortale all’indietro dal vivo. [Franco Picollo]

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