Tetsuo 2 Body Hammer (鉄男 II - Body Hammer)

Regia di Tsukamoto Shin’ya Di 07 Marzo 2012

Taniguchi Tomoo è un anonimo e quieto salaryman che conduce una vita pacata ed ordinaria, insieme alla moglie Kana e al figlio Minori. La sua serenità è però turbata dalla mancanza di memoria dei primi otto anni di vita, quelli che precedettero la sua adozione, e da un ricorrente ed incomprensibile sogno.

Tetsuo 2 Body Hammer  (鉄男 II - Body Hammer). Regia, soggetto, scenografia e montaggio: Tsukamoto Shin’ya.  Fotografia: Oda Fumizaku, Tsukamoto Shin’ya, Yokoyama Katsunori. Musica originale: Ishikawa Chū. Effetti Speciali: Ōda Takashi. Interpreti e personaggi: Taguchi Tomorowo (Taniguchi Tomoo), Tomioka Keinosuke (Minori), Tsukamoto Shin’ya (Yatsu), Kanaoka Nobu (Kana), Kim Su-jin (padre di Taniguchi), Tezuka Hideaki (skinhead n. 1), Asada Tomoo (skinhead n. 2), Iwata (madre di Taniguchi). Produzione: Kaijyu Theatre, Toshiba EMI. Produttori: Tsukamoto Shin’ya, Koizumi Hiroshi, Aihara Hiromi, Kurokawa Fumio, Shishido Fuminori, Takeuchi Nobuo. Durata: 83'. Uscita nelle sale giapponesi: 3 Ottobre 1992.

Taniguchi Tomoo è un anonimo e quieto salaryman che conduce una vita pacata ed ordinaria, insieme alla moglie Kana e al figlio Minori. La sua serenità è però turbata dalla mancanza di memoria dei primi otto anni di vita, quelli che precedettero la sua adozione, e da un ricorrente ed incomprensibile sogno. Un giorno, inaspettatamente, due sconosciuti, dall’aspetto minaccioso strappano Minori ai suoi genitori, all’interno di un enorme e freddo centro commerciale. Anche se ferito, Taniguchi,  gettatosi all’inseguimento dei due, riuscirà a salvare il figlio. Ma, qualche giorno dopo, il tentativo di rapimento si ripete, provocando la morte di Minoru. Taniguchi,  deciso a vendicarsi dell’accaduto, è preso da una furia incontrollabile che genera in lui una vera e propria mutazione fisica. Poco alla volta emergono i ricordi dei suoi primi anni di vita e i deliranti esperimenti del padre che usava come cavie i suoi due figli. La mutazione da uomo a macchina ha così inizio.

Rispetto al precedente Tetsuo: The Iron Man (1989), Tetsuo 2 si differenzia  per una maggiore volontà comunicativa che passa attraverso una più chiara organizzazione del tessuto narrativo e visivo dell’opera. Pur permanendo una forte dimensione onirica, questa non impedisce alla sceneggiatura di farsi più accessibile. Così come la scelta del colore, in luogo del bianco e nero, conferisce un maggior realismo, pur assai relativo, al racconto e aiuta a comprendere meglio alcune sue parti. La luce rarefatta che illumina nel prologo la famiglia di Taniguchi sembra volere indicare la dimensione effimera della loro apparente serenità. I filtri blu che accompagnano le immagini della città ne sottolineano la disumana freddezza. Quelli rossi ricorrono, invece, nelle scene della fonderia, dove un manipolo di esaltati professa mutazioni cibernetiche tramite iniezioni stimolanti. Ogni sequenza del film porta così con sé una precisa e razionale caratteristica cromatica.
Il senso di oppressione e di claustrofobia dell’uomo soffocato dal cemento dei grattacieli, così caro al cinema del regista, è accentuato dall’uso della macchina a mano e dalle riprese a spalla che comunicano un senso di disagio verso un mondo sempre più artefatto, e sempre meno carnale e mortale.
Anche sul piano sonoro si può registrare, rispetto al precedente Tetsuo, un relativo ammorbidimento compositivo ed un più ampio respiro delle melodie. Il musicista industrial Ishikawa Chū ha qui scelto di assemblare ai rituali campionamenti di fragori metallici, alcune melodie (nondimeno stranianti) perlopiù ottenute da voci femminili processate ed effettate. Alcune di queste sferraglianti ritmiche percussive, vanno poi a sovrapporsi e legarsi al battito cardiaco del protagonista, dando così, fin dall’incipit, adito a dubbi sulla sua effettiva dimensione umana.
Se per la componente musicale del film, il regista si affida ad alcuni collaboratori, qui, come altrove, riserva a sé e al suo controllo tutti gli altri aspetti dell’opera, compreso quello della recitazione, interpretando Yatsu, il demiurgo del metallo. Concepito in forma triconomica (uomo, donna, uomo), come avviene di frequente nel cinema di Tsukamoto, Tetsuo 2 rivela un’evidente influenza proveniente dal cinema e dalla letteratura cyberpunk, e in particolare dal Pasto Nudo (Burroughs/Cronenberg), come testimonia l’importanza preponderante del ruolo del corpo umano, assoggettato alle azioni di macchine artificiali.
Lo spunto narrativo della lotta tra due individui, in particolare, contestualizzato in fredde ambientazioni urbane totalmente estranee al calore umano, sembra voler sottolineare il disperato tentativo dell’uomo di esplicitare una sua atavica pulsione, un suo tipico ed istintivo modus che ancora palpita, pur in una realtà sempre più orientata verso il sintetico.
Anche le reminiscenze del passato del protagonista, evocanti un padre a prima vista premuroso ma con la passione delle armi, deturperanno la sua esistenza fino a portarlo all’accidentale omicidio di chi ama. Testo 2 tende ad essere più aperto a diverse possibili interpretazioni di quanto non lo fosse il primo Tetsuo, che si caratterizzava per un impianto visivo più semplice e ridondante (seppur di forte impatto).
Le efferatezze fisico e metalliche non conducono più ad un eros estremo (sfociante nello splatter), bensì a scontri fisici tra figure virili deturpate dal ferroso agente patogeno. Il corpo umano diventa il segno di un’esistenza plasmabile e ottimizzabile non solo tramite elementi artificiali, ma anche attraverso un vero e proprio percorso di crescita carnale. In una scena quasi decontestualizzata dal film, vediamo, infatti, il nostro padre di famiglia alle prese con sedute in fucine per il rinvigorimento della massa muscolare.
La matrice sessuale e nichilista resta però sempre presente (e lo sarà anche a venire) grazie, nel finale del film, alla scena in cui Kana, bandendo ogni timore e remora, decide di ergersi sul carro armato umano che è diventato suo marito;  oppure nella sequenza del sogno rivelatore del protagonista, in cui suo padre fa sesso con la remissiva madre, aiutandosi con una pistola. Donna-oggetto da un lato, uomo-ordigno dall’altro, accomunati solo dalla loro componente organica.
Solamente nell’epilogo della storia – il flasback parricida – si giungerà a conoscere la verità di Tomoo e il suo naturale “dono” di potersi trasformare in un mostro metallico. Ciò acuirà lo sconcerto e il livore della setta degli uomini in nero,  in grado di trasformare il loro corpo solo attraverso iniezioni di un enzima cibernetico, che determina però anche un offuscamento dell’intelletto e della lucidità d’azione.
Degna di osservazione, tra l’altro, la critica di Tsukamoto verso la moderna società di massa e dei consumi che, incurante della salute umana, ha intrapreso una corsa  cieca verso un apparente progresso che sa più che altro di involuzione.
Certamente si potrebbe osservare che un’eccessiva esplicitazione dell’intreccio narrativo ed una messa in scena globalmente meno spigolosa, abbiano privato l’universo della saga di Tetsuo di parte di quell’aura morbosamente estrema che, nel film del 1989, aveva spiazzato ed ipnotizzato il pubblico. Tuttavia, non può non risultare interessante questo primo vero ampliamento dello spettro espressivo dell’autore, in una direzione più umanistica. [Fabio Rainelli]

Cerca recensione

Sonatine

Appunti sul cinema giapponese contemporaneo

Questo portale raccoglie recensioni critiche di film e documentari giapponesi realizzate da un gruppo di appassionati.

Area Riservata