I AM KIRISHIMA (Kirishima desu, TAKAHASHI Banmei, 2025)
OSAKA ASIAN FILM FESTIVAL 2025
di Matteo Boscarol
Banmei affronta e mette sullo schermo, come Adachi Masao che ha un film sempre su Kirishima in uscita a breve, la vita di uno dei terroristi più ricercati di sempre in Giappone. Le idee ci sono e l’ambientazione storica e politica in cui si svolgono le vicende, specialmente quelle nella prima parte, sono affascinanti. Ma regista e collaboratori pagano forse il fatto di aver messo insieme il film un po’ in corsa e anche, probabilmente, l’aver scelto di portare sullo schermo un periodo molto vasto nella vita personale di Kirishima e di conseguenza nella storia dell’arcipelago.
Membro del Fronte Armato Anti-Giapponese dell’Asia Orientale, Kirishima Satoshi per oltre cinquant’anni è stato uno dei terroristi più ricercati del Giappone, con il suo volto su poster di ricercati che ha tappezzato per decenni stazioni e altri luoghi pubblici del Sol Levante. Kirishima è morto nel 2024 a settant’anni e solo sul letto dell’ospedale ha rivelato la sua vera identità. I Am Kirishima ricostruisce quella che potrebbe essere stata la sua vita in tutti questi anni, concentrandosi in particolare su tre periodi della sua esistenza.
Il film inizia con filmati d’epoca dell’attentato contro la Mitsubishi Heavy Industries perpetrato il 30 agosto 1974 detonando una bomba nei quartieri generali della compagnia, a Tokyo. Queste immagini sono accompagnate da una musica strumentale, il suono di una chitarra che continua anche quando sullo schermo appaiono foto di giornali che riportano l’attentato e altri filmati d’epoca i quali ritraggono corpi insanguinati di alcune vittime e edifici distrutti. Da qui il film si sposta in un caffè dove un gruppo del Fronte Armato Anti-Giapponese dell’Asia Orientale, responsabile dell’attentato, decide di formare una fazione chiamata Sasori (Scorpione). Pur concordando sul fatto che le grandi aziende giapponesi “si espandono all’estero e sopravvivono sfruttando i lavoratori provenienti da luoghi come la Corea e la Malesia”, il gruppo, fra cui c’è lo stesso Kirishima, è d’accordo sul fatto che il risultato della bomba esplosa alla sede della Mitsubishi abbia ottenuto un risultato non atteso: troppi innocenti, infatti, sono stati uccisi.
Tornando al film, siamo nel 1974, dopo l’esplosione alla Mitsubishi, durante una conversazione con quella che sembra essere la sua ragazza, questa gli dice che il tempo sta passando, lasciandolo indietro. Kirishima spiega che non è più interessato ai movimenti studenteschi, ma piuttosto a combattere a fianco dei movimenti operai. La ragazza non capisce la posizione di Kirishima e i due si lasciano.
La cellula Sasori organizza altri attentati, questa volta contro edifici in un orario della giornata in cui non ci sono operai. Nel 1975, uno degli attacchi alla Hazama Corporation, una delle più grandi imprese edili del Giappone, finisce per uccidere un guardiano notturno. La polizia inizia ad arrestare i militanti e Kirishima cambia quindi identità e si nasconde a Fujisawa, nella prefettura di Kanagawa, a pochi chilometri da Tokyo. Nel frattempo, scopriamo dal telegiornale che l’Armata Rossa giapponese continua le sue attività all’estero, come il dirottamento del volo JAL 472 nel settembre 1977, che porta alla liberazione di alcuni membri del Fronte Armato Anti-Giapponese dell’Asia Orientale.
Il film salta quindi al 1984, con Kirishima (ora Uchida) che lavora ancora nella piccola impresa di costruzioni a Fujisawa. Le immagini ci mostrano la sua routine quotidiana, che consiste nel fare colazione, andare al lavoro e la sera recarsi in un piccolo pub e live-house dove incontra una ragazza che ha un debole per lui. Prende in mano la chitarra, suona e canta per esprimere quello che ha dentro e che non può lasciare andare all’esterno, per ovvie ragioni, liberamente.
Banmei rappresenta la vita quasi normale che Kirishima è riuscito a condurre per 50 anni, ma il modo in cui il tutto è costruito non convince pienamente. Il film è visivamente poco ispirato, non tanto per i temi toccati, ma piuttosto per le scelte estetiche . Le inquadrature, la composizione e i movimenti di macchina sono poco ispirati ed è difficile credere che dietro a I Am Kirishima ci sia lo stesso regista che, a suo tempo, realizzò Door (id., 1988), un film dove movimenti di macchina e cura per le inquadrature sono così ricercati e originali. Forse si tende a sottovalutare il ruolo del direttore della fotografia, del direttore artistico e del direttore delle luci nei film (dietro la videocamera c’è comunque Negishi Kenichi che ha spesso lavorato con Fukada Kōji). Forse il vero problema è l’incapacità – per tanti grandi “vecchi” del cinema giapponese – di adattarsi al cinema digitale o più probabilmente, in questo caso specifico, la mancanza di budget.
L’ultimo periodo che il film affronta riguarda il 2014. Kirishima ha ormai 60 anni, forse sarebbe stato opportuno un cambio nell’interprete ma a impersonare il vecchio terrorista c’è ancora Maiguma, solo con capelli grigi e barba. L’uomo lavora ancora nella stessa azienda, dei curdi immigrati clandestini, impiegati come operai, vengono derisi dai giovani, che parlano male anche dei coreani zainichi, ovvero i coreani nati e cresciuti in Giappone ma verso i quali esiste spesso una forte discriminazione. Queste scene sono interessanti, l’atteggiamento imperialista del passato giapponese viene quasi interiorizzato da certa parte della popolazione. Ancora una volta il film identifica dei punti cruciali nella società giapponese e cerca di sollevare delle questioni affascinanti, ma lo fa, in questo caso specifico, troppo in fretta e in maniera raffazzonata.
Una delle parti più interessanti del film è l’incontro del 9 settembre ricordato dal protagonista. Si tratta di un incontro promesso e mai avvenuto tra Kirishima e un altro membro del gruppo Sasori, Ugajin Hisaichi, che sarebbe dovuto avvenire nel 1974, quando la polizia era sulle loro tracce e i due erano stati costretti a separarsi. Quando Kirishima scopre che il suo compagno era stato rilasciato dalla prigione 10 anni prima (siamo ora nel 2014) e che ora è anche uno scrittore, si reca al tempio dove avrebbero dovuto incontrarsi il 9 settembre, sperando di vedere l’amico.
Nell’ultimissima scena, dopo che Kirishima è deceduto in ospedale rivelando la sua vera identità, veniamo trasportati in quello che sembra essere un deserto nel Medio Oriente. Una donna con la kefiah e un fucile riceve un messaggio che comunica la morte di Kirishima. Si tratta di Daidōji Ayako, membro del Fronte Armato Anti-Giapponese dell’Asia Orientale, liberata nel 1977 nell’ambito dello scambio di ostaggi seguito al dirottamento del volo JAL 472. Daidōji è ancora latitante e ricercata.
Titolo originale: 桐島です (Kirishima desu); regia: Takahashi Banmei; sceneggiatura: Takahashi Banmei, Kajiwara Aki; fotografia: Negishi Kenichi; montaggio: Satō Takashi; suono: Iwamaru Hisashi; interpreti: Maiguma Kazuya (Kirishima Satoshi/Uchida Hiroshi), Okuno Eito (Ugajin Hisaichi), Kita Kana (Reena); produttori: Takahashi Keiko, Takahashi Banmei; anteprima: 23 marzo 2025 Osaka Asian Film Festival; prima uscita in Giappone: 4 luglio 2025; durata: 105’.